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Lunedì, 29 Novembre 2021
Calcio

GRIFONERIE Palla a terra e pedalare: così Alvini costruisce il Grifo

Le otto occasioni da gol costruite a Benevento, più altre azioni importanti, hanno tutte un denominatore comune: fraseggi rasoterra, cambi di posizione e di interpreti. E chi crea molto, dice una legge non scritta del calcio, prima o poi è destinato a raccogliere i frutti 

Le otto palle-gol nitide costruite sul campo del Benevento, contro una delle superfavorite del campionato, sono una enormità, unite, perdipiù, ad altre azioni importanti che sono sfumate all’ultimo passaggio o per un nonnulla. Per non parlare del gol annullato (giustamente) a Segre dopo 10’, ma anche quello significativo, con palla rubata da Kouan in pressing sul regista avversario (Calò) e velocissima ripartenza con 3 compagni che l’hanno affiancato: Segre, Matos e De Luca.

Idem per quasi tutte le altre occasioni, con interpreti che cambiano a seconda delle zone di incursione. Prendiamo in rapida successione dal taccuino:

15': Zanandrea lungo l’out per Lisi, tocco indietro per Burrai, dentro in verticale per Kouan: sinistro violento a lato.

25’: in 40 secondi il Perugia va tre volte vicino al gol, sempre con palla mossa velocemente e giocatori che si cambiano di posizione negli spazi. Prima la pressione alta di Segre che ruba palla a Ionita, scambia con Matos, si butta sulla destra e poi mette in mezzo rasoterra, lì De Luca svirgola la facile occasione ma aziona un assist involontario per Kouan largo a sinistra. Altra opportunità, stavolta rimpallata. Subito dopo Lisi, da sinistra, pesca Matos libero sulla trequarti, centrale: due passi e gran destro respinto da Paleari; Matos di nuovo appoggia per Kouan che mette fuori a porta vuota.

Potremmo continuare quasi ad oltranza: al 30’ Lisi-Ferrarini-De Luca-Kouan-Lisi: alto di poco. 37’: Ferrarini per Lisi. Alto. Oppure nel finale con le due chanches per Matos, la prima arrivata dopo un’azione caparbia Santoro-Falzerano, la seconda da una punizione dello stesso ex regista del Teramo e incursione di testa di Matos.

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Bene. Due considerazioni non banali. La prima è che le 7-8 palle-gol più qualche altra azione al limite della perfezione sono state tutte costruite con palla in verticale e sempre, sempre rasoterra. Unica eccezione il colpo di testa di Matos, ma arrivava da palla inattiva.

Si potrà ben dire che stavolta gli spazi c’erano, visto che il Benevento ha giocato per vincere fino all’ultimo e Caserta non s’è mai sognato di marcare Burrai in avvio di azione come avevano fatto, per dire, Zaffaroni e Longo. Ma lo spessore ed il livello del Benevento sono ben altra cosa rispetto alle avversarie di fondo classifica. Non ci sarebbe nemmeno bisogno di dirlo.

Seconda osservazione, anzi un interrogativo retorico: una tale messe di palle-gol senza aver segnato è un problema? Secondo noi no. Da che calcio è calcio il vero problema sarebbe non crearne alcuna. Se si insiste su queste linee di gioco e se si cresce (“il nostro percorso di crescita” recita Alvini come un mantra) partita per partita, prima o poi i gol verranno, così come la discrasia tra punti e gol subiti tra partite al Curi e prestazioni esterne.

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È del tutto evidente, per chi ha seguito il filo di questo discorso, che la differenza di bottino non dipende, come è stato detto, da un gioco che è produttivo solo in trasferta ed è penalizzante in casa. Come se gli avversari affrontati al Curi avessero fatto gol in contropiede. Invece l’Ascoli ha segnato con due tiri da 20 metri (e siamo curiosi di vedere quanti ne farà ancora Saric da qui alla fine) e un rigore, il Cosenza dopo una mischia in area e l’Alessandria su calcio d’angolo.

Morale: quello che abbiamo visto dopo 7 giornate, considerando che la squadra è stata allestita per salvarsi, è un cammino del tutto positivo. 

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