Perugia, Cosmi rompe il silenzio. E arrivano le 'stoccate'...

Dal tecnico di Ponte San Giovanni, esonerato a luglio dal Grifo poi retrocesso, 'frecciatine' velate nei confronti del club guidato dal presidente Santopadre: "Gaucci i problemi me li risolveva..."

Serse Cosmi rompe il silenzio. Un riserbo mantenuto per tante settimane, da quel 19 luglio in cui arrivò l'esonero dal suo Grifo che salutò con un post sibillino sul proprio profilo Instagram ("compio non l’ultimo, ma l’ennesimo atto d’amore per il Perugia Calcio e per la città tutta: tacere"). Della passata, maledetta stagione scorsa che ha portato alla retrocessione dei biancorossi in C, il tecnico di Ponte San Giovanni ha invece parlato ieri. Non in maniera diretta, ma con riferimenti che difficilmente possono essere considerati casuali. 

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“Le società devono avere fiducia nell'allenatore - ha detto Cosmi durante una kermesse teatrale andata in scena a Perugia -. Mi avesse mai chiamato Gaucci per dirmi 'deve giocare questo o deve giocare quell'altro'... Lui i problemi me li risolveva sempre e se c’era qualcosa che non andava con un giocatore, al martedì non lo trovavo all’allenamento. Quando un presidente ha carisma non soffre l’allenatore, anzi... Ditemi se c’era una persona più egocentrica di Gaucci. Non c’era in Europa".

 

Con lui sul palco un altro grande ex grifone come Fabrizio Ravanelli: "Se quest’anno lo avessi avuto in società molte cose non sarebbero successe"  - ha spiegato ancora Cosmi. E quando si ricorda che Gaucci comprò 'Penna Bianca' nel mercato di riparazione, ecco un'altra stoccata al club di Massimiliano Santopadre: “Esisteva anche un Perugia che faceva mercato a gennaio". E ancora: "Perché Ravanelli non ha mai avuto possibilità di allenare qui dove sono passati cani e porci? Perché dà fastidio una persona che possa rappresentare Perugia".

Più in generale comunque, secondo il tecnico ponteggiano, “non esistono più i calciatori che giocano per la città. Ho avuto quest’anno un giocatore che è venuto nello spogliatoio per dirmi che il calcio si è evoluto. Gli ho risposto che sono loro ad essersi involuti. Prima i calciatori si sarebbero buttati dal quarto piano per l'allenatore, ora sono io che ce li butterei”.

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