Indagata il pm Antonella Duchini, accuse pesanti: la procura chiede la proroga delle indagini

È stata chiesta la proroga di altri sei mesi l’indagine della procura di Firenze a carico dell’ex aggiunto Antonella Duchini, per anni in forza alla Direzione distrettuale antimafia di Perugia

È stata chiesta la proroga di altri sei mesi l’indagine della procura di Firenze a carico dell’ex aggiunto Antonella Duchini, per anni in forza alla Direzione distrettuale antimafia di Perugia a cui vengono contestati le ipotesi di reato di peculato, falsità ideologica, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione in atti giudiziari.

Sotto la lente d’ingrandimento della procura fiorentina – a cui, per competenza territoriale, è affidata l’inchiesta – sono finiti anche l’ex carabiniere del Ros, Orazio Gisabella, l’imprenditore Valentino Rizzuto e altre tre persone. In particolare, per quanto riguarda il rapporto tra l’imprenditore e l’ex procuratore aggiunto, quest’ultima in particolare, si sarebbe adoperata per favorire la richiesta di archiviazione per bancarotta fraudolenta a carico dell’imprenditore. Ipotesi d’accusa, queste, sempre respinte con forza dagli stessi indagati.

Nuove accuse al pm Antonella Duchini: spuntano anche corruzione e peculato

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Le ipotesi di reato riguardanti il peculato e la falsità ideologica riguardano invece alcune somme di denaro che la Duchini avrebbe liquidato a quattro consulenti della procura di Perugia incaricati di trascrivere verbali di interrogatorio. Ora l’aggiunto Luca Turco della procura di Firenze ha chiesto la proroga di ulteriori sei mesi per chiudere tutti i tronconi dell'indagine. 

Dal canto suo l'ex aggiunto Antonella Duchini, attraverso i suoi legali gli avvocati Nicola Di Mario e Michele Nannarone - aveva ribadito la correttezza del suo operato. "Ogni addebito contestato è privo di fondamento giuridico non avendo ella mai rivelato a nessuno, in 37 anni di attività, notizie riservate connesse alla propria funzione, né consumato condotte abusive per favorire o danneggiare qualcuno”. Avevano spiegato i difensori attraverso una nota. 

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Nella prima tranche dell'inchiesta gli organi inquirenti si erano concentrati su un presunto vantaggio patrimoniale che il'ex procuratore aggiunto  avrebbe portato all'imprenditore del cemento, Carlo Colaiacovo. Violando - è questa l'ipotesi accusatoria - il dovere di imparzialità nell'esercizio della funzione pubblica.

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