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Perugia, parla Santopadre: "Alvini scelta giusta. Caserta? Ecco la verità...”

Il presidente torna a parlare dopo la promozione in B e il cambio in panchina: “Anche le contestazioni fanno bene, dagli errori si impara”

Dopo l'arrivo in panchina dell'ex Reggiana Massimiliano Alvini al posto di Fabio Caserta, che dopo la rescissione è approdato sulla panchina del Benevento, in casa Perugia torna a parlare Massimiliano Santopadre: “Sono qui per dare un segnale di ripartenza dopo che un certo percorso si è interrotto un anno e mezzo fa - spiega il presidente - c’è stata tanta sofferenza ma dalle sconfitte si impara e una retrocessione non arriva mai per caso. Fanno bene anche le contestazioni, perché aiutano a crescere e a fare meglio. Colgo poi l’occasione di ringraziare i ragazzi della Nord e i tifosi per la splendida coreografia fatta per i 116 anni del club”.

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IL PROGETTO - Poi si parla dei programmi futuri: “Dopo quello che è successo al nuovo tecnico (Alvini, ndr) ho chiesto di salvaguardare la categoria, perché abbiamo toccato con mano quello che significa perderla anche dal punto di vista economico e dopo sei anni di B me l’ero scordato ed è stato un trauma. La strategia? Il mio istinto è quello di completare la rosa sulla base della quindicina di giocatori di nostra proprietà, ma è fisiologico che nel cambio di categoria arrivino 10-12 giocatori nuovi. Ai direttori e al mister dico: metto a disposizione un budget non basso ma normale, tra l’ottavo e il dodicesimo budget, quel qualcosa in più per colmare il gap con le più ricche dobbiamo mettercelo noi, col lavoro e facendo le cose meglio degli altri, sbagliando il meno possibile”.

IL NUOVO TECNICO - Il discorso passa poi su Alvini: “Mi ha trasmesso grande voglia e forza caratteriale, ma soprattutto l’orgoglio di allenare il Perugia come deve essere, perché la panchina del Grifo deve essere un onore. Oltre al gioco espresso dalla Reggiana, su cui ero d’accordo che me lo hanno proposto, mi ha colpito molto la sua umiltà”.

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IL  CASO CASERTA - Santopadre torna poi sul ‘caso’ Caserta: “La scorsa estate avevopresentato un progetto triennale, facendogli capire anche quello che sarebbe successo in caso di Promozione. Il giorno dopo la vittoria promozione a Salò, con un festeggiamento che purtroppo i giocatori non hanno potuto godersi con la città, gli ho detto che ci tenevo molto al derby di Supercoppa e per questo di aspettare due settimane per rivederci il giorno dopo la finale per parlare. Quando ci siamo incontrati subito dopo ho trovato un atteggiamento già diverso, con dubbi che andavano al di là della curiosità su un progetto che lui già conosceva. Quando gli abbiamo chiesto di fare la foto tutti e quattro ha detto a Comotto che era meglio aspettare. Lì ho capito che dovevamo cercare un altro tecnico e quando sono uscite le voci sul Benevento ho chiamato Vigorito con cui ho trovato la quadra in sette minuti al telefono. Ad onor di cronaca l’ho visto poi combattuto ma se ha scelto così avrà avuto i suoi motivi che per me comunque non sono normali visto che c’era un contratto. Sono rimasto amareggiato e mi sono sentito tradito, ma non trattengo chi non vuole restare. Ripeto: allenare il Perugia deve essere un onore e le vittorie arrivato quando c’è la società dietro. Noi abbiamo supportato in tutto Caserta, e quest’anno abbiamo vinto anche grazie al lavoro del direttore sportivo o per la caparbietà di Comotto, alla sua durezza nel mettere qualche multa o nell’andare a dire a un giocatore di togliersi la fascia. Anche lui e Giannitti hanno avuto proposte, chi dice che sceglie un progetto migliore sta dicendo che è scarso, perché ha bisogno della squadra forte per vincere”.

LO STADIO - Santopadre affronta poi il tema del nuovo stadio: “Il Comune sta lavorando col credito sportivo ma intanto c’è da spendere soldi per i lavori sulla sicurezza di quello attuale. Se si andrà avanti sul progetto nuovo stadio il club dovrà fare la sua parte anche se sul Curi io ho la mia idea: per me è un museo del calcio, non un parco giochi”.

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‘MESSAGGIO’ A ELIA - A chi gli chiede se ci sono possibilità di tenere Elia, riscattato dall’Atalanta che ha il diritto di controriscatto: “Nel calcio ci sono procuratori, familiari e ovviamente anche i club proprietari dei cartellini ma penso che la storia di Perugia dimostro come sia l’ambiente ideale per prendere il volo verso il grande calcio. Basta pensare ai nazionali Spinazzola, Mancini e Politano ma anche Magnani. Se Elia  sente le mie parole sa di cosa parlo”.

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