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Rifiutopoli, interrogatorio di garanzia all'ex vertice Sassaroli: "Alcuni aspetti sono frutto di equivoci"

Gesenu nella bufera dopo l'inchiesta rifiuti che ha portato a galla, tra i reati contestati, una presunta associazione a delinquere e danno ambientale. La difesa ha chiesto la revoca della misura cautelare di Sassaroli "visto che ha cessato ogni rapporto di lavoro con Gesenu"

"Nega ogni responsabilità" l'ex direttore tecnico di Gesenu, Giuseppe Sassaroli, dinanzi alle accuse mosse dalla Procura su un presunto giro illecito di rifiuti, associazione a delinquere, reati ambientali. Sono solo alcuni dei reati mossi contro Sassaroli e altri 14 indagati sulla bufera Gesenu. 

"La disponibilità dell’ingegner Sassaroli è stata massima, ha ribadito alcuni punti sugli impianti di Borgoglione e Pietramelina e speriamo si possa risolvere la sua posizione; molti aspetti sono frutto di equivoci e fraintendimenti”. Spiega l’avvocato David Brunelli, in seguito all’interrogatorio di garanzia di Sassaroli davanti al gip che si tenuto questa mattina al tribunale di Perugia.

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Il vertice del direttivo tecnico della Gesenu Giuseppe Sassaroli, le cui deleghe e procure sono state sospese, è finito nel mirino della maxi inchiesta dei rifiuti, ed ora agli arresti domiciliari con l’accusa di associazione a delinquere, traffico illecito di rifiuti, inquinamento ambientale, truffa aggravata ai danni di enti pubblici, frode nel commercio e nelle pubbliche forniture, violazione alle prescrizioni ambientali, frode fiscale attraverso false fatturazioni.

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“Da sabato l’ex direttore tecnico ha cessato ogni suo rapporto di lavoro con Gesenu, quindi è stata richiesta la revoca degli arresti domiciliari in quanto impossibilitato ora, a reiterare i fatti contestati-spiega l’avvocato Brunelli-Il Pm ha dato parere contrario, ora aspetteremo la decisione del giudice”. “Ha inoltre chiarito diversi punti in merito agli impianti definiti inadeguati-perché non erano al passo con i tempi. Più volte-continua la difesa- è stato proposto un aggiornamento per renderlo efficiente. Questo non significa che l’impianto non era a norma, ma non era efficientato al punto giusto. La Gesenu ha 1200 dipendenti e si occupa di raccolta e trattamento in tutta Italia, il direttore Sassaroli né era sì, il direttore tecnico, ma soprattutto era una figura di raccordo, ogni stabilimento aveva poi ulteriore organico. Non è che si poteva essere al corrente di tutto. Non poteva sapere se il rifiuto organico era stato buttato dentro la discarica. Impossibile, dunque, che potesse controllare ogni singolo impianto; Gesenu ha stabilimenti in Sardegna, Marche, Umbria, Lazio..” Inoltre, continua il prof. Brunelli, nella discarica di Pietramelina l’impianto di ricircolo del percolato era autorizzato, ed ha spiegato anche perché venisse riciclato. Per quanto riguarda i danni ambientali, ci fu un piccolo inquinamento vicino a Pietramelina per via di una vasca bucata, un problema subito risolto tanto che non era stato necessario neanche bonificare l’area". Secondo l'accusa invece, quel danno ambientale ci fu e avrebbe causato danni alla vegetazione per via del percolato fuoriuscito dalla discarica. 

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Le indagini, dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Perugia, sono state portate avanti per quasi tre anni dagli uomini del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale del Corpo Forestale dello Stato di Perugia. Intercettazioni telefoniche ed ambientali, pedinamenti, perquisizioni e sequestri di documenti, hanno fatto emergere una presunta associazione a delinquere finalizzata al traffico ed alla gestione illecita di rifiuti, inquinamento ambientale, e numerose violazioni alle prescrizioni delle autorizzazioni ambientali.

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