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Rifiutopoli Gesenu, il compost tanto sbandierato "era taroccato" e mischiato con quello "buono"

Nell'ordinanza della magistratura salta fuori, dopo anni di conferenze stampa e di presunta qualità, la vera natura della composta prodotta a Ponte Rio? "Incassavano troppo poco, meglio i rifiuti dalla Campania che finivano direttamente in discarica"

Sul sito di Gesenu, sui mille comunicati stampa che mettevano in risalto il volto umano e verde dell'azienda, sui banchi di Comune e Regione era tutto un parlare positivamente del compost ricavato dai rifiuti organici. Veniva definito di qualità, super-premiato e super-controllato.

Ecco cosa dice ancora oggi il sito di Gesenu: "E' iscritto al registro dei fertilizzanti consentiti in Agricoltura Biologica. Certificato dal Consorzio Italiano Compostatori (C.I.C.) con il marchio “Compost di Qualità CIC. In fatto di controlli: Per il rilascio del marchio “Compost di Qualità.CIC”, mensilmente il compost viene sottoposto ad analisi di controllo da parte di un laboratorio esterno incaricato dal CIC accreditato dal Ministero dell’Industria per le analisi di ammendanti organici e substrati. Riconoscimenti: la COMPOSTA ha ricevuto nel 2011 da parte del CIC il premio come “Miglior impianto di produzione”.

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Dunque Viva il compost di casa nostra, tanto da esportare questa esperienza, intesa come produzione, direttamente nei giardini dei cittadini. Peccato però che l'inchiesta "Spazzatura d'oro alla Gesenu" - 13 indagati e arrestato il direttore Sassaroli - portata avanti da Finanza-Forestale mette in risalto un altro volto di quella composta made in Gesenu. Si parla di compost non idoneo, non filtrato, non corrispondente ai semplici ingredienti da immettere. Secondo l'ordinanza si tratta di compost dove è necessario mettere mano ai certificati "al fine di poterlo commercializzare". Addirittura per far passare, sempre secondo l'ordinanza, gli esami al compost era necessario acquistarne di buona qualità da altre aziende, mischiarlo con quello di Pietramelina.

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Una ulteriore operazione tarocco che dimostra come l'interessamento per il riuso e riciclo (su cui rientra anche il compost) era solo di facciata. Sul compost non c'era tempo da perdere o andare tanto per il sottile dato che fruttava soltanto 60mila euro all'anno. Mentre all'azienda, secondo l'ordinanza, interessava solo trovare spazio, per acquisire  rifiuti - anche da fuori regione e dalla Campania - da conferire in discarica. Ben 40 euro a tonnellata (una media di 800mila euro in un anno).

Il compost era importante solo a parole e nelle conferenze stampa... nella realtà dei fatti, secondo l'ordinanza, era un tarocco e molto di questo composto è stato spalmato su giardini, orti e campi di privati dato che produceva una reddita solo di 60mila euro (qualcuno lo ha comprato evidentemente). I fatti risalgono, ad onor di cronaca, al 2013 e fino a tutto al 2014 speriamo che negli ultimi anni la situazione sia cambiata, almeno per il compost...

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