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Se ne frega del figlio, perseguita la ex compagna e continua imperterrito a spacciare

Cinque anni di orrore: adesso il giudice ha disposto per il 32enne la misura del braccialetto elettronico

Se ne frega del figlio, perseguita la ex compagna e continua imperterrito a spacciare. Una storia drammatica, che la donna, una donna marocchina di 37 anni, è costretta a vivere da cinque lunghissimi anni. E a soffrire con lei c'è anche il figlio, cinque anni, avuto con il compagno spacciatore, un tunisino di 32 anni.

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La prima richiesta di aiuto della donna, spiega la Questura di Perugia, risale al 2011 quando chiese l’intervento della polizia per un lite con il proprio convivente, che a quell’epoca si trovava in regime di arresti domiciliari per spaccio di stupefacenti. “Da allora – spiegano gli agenti - il nucleo familiare ha avuto come unico sostentamento il denaro guadagnato dalla donna con saltuari lavoretti come collaboratrice domestica”. Una situazione drammatica, aggravata dal fatto che il “compagno” preferiva vivere come un criminale piuttosto che occuparsi della donna e del bambino. La donna, nel febbraio del 2016, l'aveva chiesto e ottenuto di essere accolta in una struttura protetta. Una scelta dettata dal comportamento dell'ex. Il tunisino l’aveva raggiunta mentre si recava a prendere il figlio a scuola e la donna aveva richiesto l’intervento della polizia.

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E ancora. “Poiché poco tempo dopo la donna si era trovata nuovamente in difficoltà per il totale disinteresse del padre del bambino – sottolinea la Questura - che in nulla contribuiva alla gestione delle esigenze familiari coltivando, invece, una proficua attività criminale costellata di arresti per il coinvolgimento in fatti in materia di stupefacenti, reati contro il patrimonio e violazioni della disciplina sull’immigrazione oltre, ovviamente, ad essere indagato per maltrattamenti in famiglia, lesioni e violenza privata nei confronti della convivente, nell’aprile di quest’anno il giudice aveva disposto la sospensione della potestà genitoriale nei confronti del tunisino sul figlio”.

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Passano alcuni mesi, ma la situazione non migliora. A giugno, la situazione era nuovamente degenerata tanto che l’uomo, in un ennesimo accesso d’ira, aveva distrutto i mobili di casa e si era messo all’inseguimento della convivente che era riuscita ad allontanarsi da casa con il bambino e trovare riparo in attesa dell’intervento della volante. Rintracciato dai poliziotti mentre cercava di raggiungere la convivente, è stato tratto in arresto e rinchiuso nel carcere di Capanne. In seguito all’udienza di convalida era stato collocato in regime di arresti domiciliari.

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Adesso, per decisione del Giudice per le indagini Preliminari di Perugia, al detenuto è stato applicato il braccialetto elettronico “per scongiurare l’evenienza che possa allontanarsi dal domicilio e cercare nuovamente la ex convivente attualmente ospite di una struttura protetta”.

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