Coronavirus, il grido della Curva Nord del Perugia: "Il calcio abbia rispetto e si fermi"

Gli ultras biancorossi prendono posizione: "L'Italia è in ginocchio e ha altre priorità rispetto al pallone, noi contro questo sistema senza valori"

Fin dall'inizio dell'emergenza coronavirus gli ultras del Perugia sono scesi in campo, prima con striscioni di sostegno al personale medico dell'ospedale e poi concretamente al fianco di chi ne ha più bisogno in queste difficili settimane segnate dalla pandemia, con spese solidali e distribuzioni di generi alimentari e mascherine. Ora, mentre il calcio di Serie A e di Serie B spinge per far ripartire i campionati sospesi per il 'lockdown' imposto dal Governo, fanno sentire la loro voce con un grifo inequivocabile: "Un calcio senza valori... non è il nostro calcio". Una dura presa di posizione contro i club e il sistema calcio in un momento in cui persino loro - i tifosi più appassionati - sono pronti a mettere da parte il pallone di fronte alla tragedia che ha colpito tante famiglie e un'emergenza che rischia di mettere in ginocchio l'economia italiana, nel rispetto delle vittime e di tutti quei medici, infermieri e operatori sanitari che da due mesi lottano in prima linea per salvare vite. 

Coronavirus, il Perugia alza la voce: "Ripartire? Così ci mandano al macello"

Questo il comunicato integrale diffuso dai gruppi organizzati della tifoseria biancorossa e firmato 'Curva Nord':

"L’Italia intera è alle corde per colpa del Covid-19, stretta in un lock-down che va avanti da settimane per la salvaguardia di tutti. Uomini e donne lottano nei reparti di terapia intensiva per restare aggrappati alla vita, medici ed infermieri combattono incessantemente un nemico invisibile ed al momento incurabile. Familiari ed amici piangono morti che non hanno nemmeno potuto salutare per l’ultima volta, un dolore immenso che merita rispetto. In aggiunta al dramma, la situazione economica verso la quale il paese si è avviato è un macigno che pesa su tantissimi; lavoratori, disoccupati, famiglie senza soldi per la spesa, imprese, negozi, liberi professionisti e la lista sarebbe lunghissima per citare tutti coloro sono stretti nella morsa dei decreti anti-virus. In questo momento storico senza precedenti è da giorni che si spendono parole sulla riapertura dei campionanti di calcio, i club di serie A hanno già avanzato al governo la loro proposta a seguito di un accordo unanime".

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"Ripartire implicherebbe l’uso di innumerevoli tamponi e strumenti sanitari necessari per i controlli su giocatori e staff, uno spreco avvilente in barba a tutti quei medici ed operatori che per mesi hanno chiesto più mezzi per le strutture ospedaliere, oltre che un rischio costante per la diffusione del virus. Chissà poi se qualcuno ha immaginato che valore possa avere un goal segnato, una vittoria, una promozione o un scudetto vinto in un momento come questo, senza un pubblico e senza emozioni anche dietro uno schermo. Di certo questo non è affare loro, trascinati dal solo profitto ed indifferenti alla passione, è ormai sotto gli occhi di tutti la metamorfosi orribile del calcio contro cui da anni il movimento ultras combatte. Se la giostra dovesse ripartire, per i soldi che riempiono le tasche dei signori del calcio, per i diritti delle tv e gli interessi degli sponsor, incurante dei rischi e dei divieti che valgono per il resto della comunità, sarebbe il momento più basso mai toccato, la conferma di un sistema malato che deve essere abbattuto".

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"Ogni ultras in questi mesi è stato lontano dalla passione più grande, come ogni singolo tifoso, ma ognuno di noi sa quali sono oggi le cose più importanti ed il calcio non è una di queste, è bene che il governo si dedichi alla gente con aiuti concreti più che ai capricci di imprenditori boriosi. C’era scritta la parola RISPETTO sulle maglie delle squadre e sui cartelloni a bordo campo in ogni stadio, questo è il momento di avere RISPETTO. Tutto ripartirà, tutto riprenderà a tempo debito, il pallone tornerà a correre sui campi e noi torneremo su quei gradoni, a seguire le nostre squadre ed a tifare come sempre abbiamo fatto, ma oggi è tempo che il calcio faccia un passo indietro per ritrovare la dignità che sta perdendo".

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