GRIFONERIE Perugia, errori a catena e stagione fallimentare. E Cosmi? Condannato solo da episodi

L'analisi di Claudio Sampaolo sul momento delicato che sta vivendo il Grifo, il più difficile della gestione Santopadre con l'esonero di Cosmi e il ritorno di Oddo, chiamato a centrare la salvezza al fotofinish

Claudio Sampaolo segue il Perugia da quasi mezzo secolo. Ha cominciato nel 1973 seguendo il campionato Primavera e poi, nel 1974, la conquista della serie A con la grande impresa di Castagner. Perugia Today, che ospita il suo blog 'Grifonerie', gli ha chiesto di analizzare il momento delicatissimo che sta vivendo il Grifo - il più difficile della gestione Santopadre - dopo l'esonero di Serse Cosmi e il ritorno di Massimo Oddo, con appena tre gare da giocare in una sola settimana (da venerdì 25 a venerdì 31 luglio) per scongiurare i playout, ottenere la salvezza e continuare così a giocare in Serie B anche nella prossima stagione.

Cominciamo dalla domande delle domande: ha fatto bene Santopadre a esonerare Cosmi e richiamare Oddo?

“Ho sempre sostenuto che per mandare via un allenatore ci vogliono motivazioni importanti, che a volte prescindono dai risultati e persino da qualche screzio con alcuni giocatori. Per dire: non ho ancora capito perché licenziarono Oddo o Giunti, figurati se posso condividere questa scelta. Purtroppo in Italia ci sono presidenti che tengono la barra dritta, difendendo sempre l’allenatore e semmai cambiando i giocatori. Gli altri fanno la cosa apparentemente più semplice, ma poi la barca affonda ugualmente e in compenso bisogna pagare due staff tecnici invece che uno. Penso a Brescia e Spal, oppure, restando in B, osservo che le prime otto non hanno mutato mai conduzione tecnica, nemmeno quando hanno affrontato periodi di crisi”.

Radio spogliatoio spiffera, però, che Cosmi si era messo contro alcuni giocatori...

“Balle, storielle che andavano bene per il calcio di trenta anni fa che si commentava al bar. E lì restava quando si tirava giù la saracinesca. Adesso tutto viene sparato a pallettoni sui social e si amplifica, si dilata fino a diventare una certezza. Se non sbaglio anche Oddo fu esonerato perché 'aveva la squadra contro'. Paradossalmente, secondo questa tesi, mezza squadra stava (e sta?) con Oddo e mezza con Cosmi. Oppure, la verità vera è che è molto difficile giocare contro qualcuno, perché fondamentalmente sarebbe un harakiri. Facciamoci una domanda: chi ha giocato nel Perugia di quest’anno avrà aumentato o diminuito il suo valore, il suo ingaggio? Semplicemente, alcuni hanno commesso errori determinanti perché non sono all’altezza, né tecnicamente, né psicologicamente (vedi espulsioni e squalifiche)”.

Vuoi dire che Oddo non può giocarsi qualche carta per salvare la squadra dai playout? In fondo quando se n’è andato ha lasciato il Perugia al settimo posto.

“Oddo ha le stesse chanches di salvare la squadra che avrebbe avuto Cosmi. Né più, né meno. E non penso che possa giocarsi chissà quali fiches, perché avrà scelte obbligate da fare, così come le ha avute Cosmi. Se vogliamo, l’unico che ha avuto poco spazio è stato Capone, ma ogni volta che è entrato ha fatto di tutto per dare ragione a chi non lo faceva giocare. E poi, tornando all’avvicendamento in panchina del gennaio scorso, rispetto ai problemi che anche Oddo aveva evidenziato entrando in rotta di collisione con Goretti, non solo non si è posto rimedio, ma si sono addirittura aggravati, consegnando a Cosmi una squadra che aveva delle lacune, più Barone, Rajkovic, Benzar e Greco”.

Intendi la mancanza di un regista difensivo e di esperienza a centrocampo?

“Esatto. Angella non è mai stato sostituito (su Rajkovic stendiamo un velo pietoso), e nonostante giochi sempre con addosso la spada di Damocle di infortuni muscolari, quando riesce ad esserci si vede. Questione regista: Oddo s’era fatto comperare Balic, per poi scoprire che non era certo migliorativo rispetto a Carraro, anzi, aveva fatto aggiungere un altro giovane inesperto ad un centrocampo senza esperienza (Nicolussi, Kouan, Dragomir, Konate…), Cosmi si è accontentato di Greco. Un po’ perché giocatori di spessore per quel ruolo non erano disponibili sul mercato (solo pensare a Scozzarella è stato un clamoroso autogol della società) un po’ perché, forse, Serse sperava di usare il suo carisma e le sue invenzioni. Ma certe cose riescono se il materiale a disposizione è buono, malleabile. Allora viene fuori Grosso, viene fuori Liverani, si modifica Tedesco. Cosmi ha capito che aveva parecchi buchi da tappare, ma nonostante tutto (lockdown compreso) c’era quasi riuscito. Perché non dimentichiamo che tra Crotone, Cittadella e Pordenone il Perugia avrebbe meritato almeno 6-7 punti. La differenza in negativo non l’hanno fatte le idee e gli schemi di Cosmi, ma Iemmello che ha sbagliato un gol clamoroso a Cittadella, l’arbitro Illuzzi, le espulsioni cervellotiche di Di Chiara e Falzerano, i tre turni che s’è beccato Sgarbi. Queste cose messe insieme hanno ribaltato una situazione che andava inoltrandosi verso una tranquilla salvezza”.

Hai detto, in pratica, che Goretti ha sbagliato il mercato di gennaio. Ma forse le squadre vincenti si costruiscono in estate, no?

“In effetti è così. Goretti è stato bravo a costruire la dorsale con Vicario (finalmente ha azzeccato un portiere), Angella e Iemmello. Ma lui che è stato un buon centrocampista non poteva non sapere che in mezzo ai tanti ragazzini ci voleva un tipo di giocatore diverso, uno che avrebbe potuto far crescere e motivare tutti. Facciamo l’esempio di Ibra. Ha 39 anni e corre pochissimo, ma solo la sua presenza in campo e nello spogliatoio ha dato consapevolezza dei propri mezzi a molti giocatori che sembravano sbandati. Ora il Milan sembra un’altra squadra, ma i giocatori sono sempre gli stessi. Tra l’altro, pur essendo l’acquisto di Greco imparagonabile con l’esempio appena fatto, perché è stato fatto andare via proprio adesso? Mistero”.

Ma quando Goretti parlò di fallimento in caso di mancata promozione - mandando Oddo 'su tutte le furie' - ci credeva veramente o lo fece per dare una scossa alla squadra?

“Bisognerebbe chiederlo a lui, di certo le squadre ben strutturate, con all’interno giocatori di spessore, non hanno bisogno di scosse. Seguono l’allenatore, si compattano nello spogliatoio e vengono fuori dai momenti critici. Probabilmente Goretti si è fidato troppo delle sue intuizioni e stavolta ha toppato clamorosamente”.

Cosmi non ha sbagliato proprio nulla?

“Forse doveva arrabbiarsi quando non gli hanno rinforzato la squadra a gennaio, ma era appena arrivato, carico di speranze e di entusiasmo ed a quel punto se ne sarebbe dovuto andare. Non è nelle sue corde. Ha accettato la sfida e l’ha persa. Per il resto, può aver sbagliato qualche scelta, tipo Dragomir terzino, ma sono dettagli. Come ho detto poc’anzi, la svolta in negativo c’è stata con episodi determinanti non dipendenti dalla sua volontà. Se ti trovi a dover schierare per forza due difensori su tre non pronti a giocare (Gyomber e Rajkovic a Crotone), se hai in rosa difensori che non sanno marcare nella propria area (Falasco, Di Chiara, Nzita), se a centrocampo l’alternativa a Nicolussi e Falzerano è Dragomir e Konate è il vice di Carraro c’è poco da stare allegri. L’abbondanza era in attacco, ma Iemmello ha segnato 15 reti con Oddo e tre con Cosmi (uno su azione), Buonaiuto è un gran dribblomane non è mai determinante in zona-gol e Falcinelli è un’altra operazione fallita, suo malgrado, da Goretti”.

Quando si 'buca' così una stagione non si salva nessuno. A Santopadre cosa si può rimproverare?

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“Santopadre è l’unico che si è presentato sette anni fa ed ha messo i soldi, pochi o tanti non importa, ma fin qui ha tenuto il Perugia in B, cioè una società che aveva messo insieme tre fallimenti consecutivi ed una retrocessione in serie D. Poi, certo, si può fare un altro discorso. Vista la pochezza della B di quest’anno e visti i milioni di euro che si acquisiscono con la promozione in A (da 25 a 30), a gennaio si poteva tentare un azzardo economico. Spendere su due-tre giocatori di A, pagando per farli scendere, e poi recuperare tutto con la promozione. Ma queste sono operazioni spericolate. Per farle bisogna aver le spalle larghe economicamente, anche cercando di coinvolgere soci col portafogli ben fornito, altrimenti, in caso di flop, si rischia di far saltare tutto, sia il club che l’attività personale. E fare i conti coi soldi degli altri onestamente, non è un modo di ragionare corretto”.

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