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Fase 2, Tesei agli umbri: "Hanno messo il bavaglio alle Regioni: non possiamo fare ordinanza ad aprire. Ma non ci arrendiamo"

La presidente ha voluto rispondere a cittadini e imprenditori che chiedevano di intervenire in proprio. Ecco cosa sta facendo la Regione per cercare di aprire l'apribile in fatto di settori economici

Dopo la rivolta di quasi tutte le associazioni di categoria - delle piccole e medie imprese -, dopo la rabbia montata sui social di imprenditori e dipendenti in attesa sia di sapere quando riaprire che quando arriveranno i soldi della cassa integrazione, dopo i mille appelli alla Regione, la Governatrice Donatella Tesei ha deciso di parlare con gli umbri non per rassicurare ma per spiegare la sua posizione e il suo giudizio sull'ultimo decreto fase 2 del Governo Conte. E  La Tesei ha usato parole forti per far capire agli umbri che si appellano a lei nella speranza di scelte coraggiose per aprire al 4 maggio tutti i settori economici compresi quelli ancora rimandati a date ipotetiche (nel decreto non c'è nessun calendario ufficiale) dal Presidente Conte.

Il 29 aprile incontro-scontro Regioni-Governo. "Abbiamo chiesto su scuola, trasporti, famiglie e sicurezza.... zero risposte"

Parla di bavaglio messo alle Regioni:  “Il decreto, quello presentato dal Governo, che oltre a contenere misure discutibili, ha alcune evidenti mancanze e soprattutto imbavaglia le Regioni che posso adottare solamente ordinanze restrittive ma non estensive, non si possono, cioè, allargare le maglie, nemmeno tenendo conto della situazione del contagio nel proprio territorio. In tal senso sottoporremo al Governo un nostro cronoprogramma di riaperture”.

Non può l'Umbria e non possono farlo altre regioni anche se sono numerose le fughe in avanti da parte di altri territori:  "Vi è infatti, come detto, solo la possibilità di restringere, ma non di ampliare le attività permesse. Chi lo fa corre il rischio che l’ordinanza sia impugnata e comunque ritenuta inefficacie, con le conseguenti sanzioni per chi svolge le attività stesse". Due le strategie messe in campo dall'Umbria per fare pressioni sul governo e aprire tutto quello che si può aprire, sfruttando le norme vigenti. Il continuo dibattito, anche sbattendo i pugni, sul tavolo nazionale dove si confrontano regioni e Stato e il dialogo con il Prefetto per cercare, nelle more delle norme nazionali, di avviare tutte quelle attività che possono svolgersi in sicurezza. 

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