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Un inceneritore in Umbria? Forse si, forse no. Laffranco avverte: "La Valnestore non si tocca: tutelare la salute dei cittadini"

L'inceneritore resta sempre attuale tra le soluzioni. I rumors indicano anche un territorio papabile: ovvero la Valnestore, già martoriata e sotto inchiesta

Non è scongiurato il rischio di un inceneritore in Umbria. Il decreto del Governo dell'agosto 2016 lo prevede, in Regione non se ne parla più dopo un iniziale dibattito tra favorevoli e contrari. L'unica certezza è che per quanto la differenziata abbia raggiunto il 65 per cento, resterà sempre un residuo da smaltire. Come? Ecco dunque che l'inceneritore resta sempre attuale tra le soluzioni. I rumors indicano anche un territorio papabile: ovvero la Valnestore, già martoriata e sotto inchiesta per il sospetto - in parte provato - che sia la terra dei fuochi umbri. E' disposto a parlarne di un incenitore in Umbria, ma Pietro Laffranco, l'onorevole di Forza Italia, è pronto a mobilitare tutto il partito per tutelare il territorio individuato dai soliti beni-informati.

"Non è neppure pensabile che ciò possa avvenire nei siti previsti dal Piano regionale umbro dei rifiuti del marzo 2015, ossia a Bastardo o a Pietrafitta. 
Il territorio della Valnestore, dove ha sede la centrale di Pietrafitta e dove per anni sono stati interrati rifiuti anche tossici, va purtroppo considerato una nuova Terra dei Fuochi, come dimostrano i dati ufficiali dell'ARPA" ha ribadito Laffranco "L'unico obiettivo che le Istituzioni dovrebbero perseguire - mentre sono in corso indagini sulle possibili correlazioni rispetto ad alcune tipologie di malattie tumorali - e' la bonifica del sito, sulla quale invece è in corso un indegno scaricabarile tra Ministero dell'Ambiente , Regione Umbria. Provincia di Perugia ed ENEL, che si trincera dietro al sequestro disposto dall’autorità giudiziaria". L'esponente di centrodestra ha spiegato che ad oggi la tutela della salute dei cittadini della Valnestore e il recupero ambientale del sito inquinato vengono prima di tutto.

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