Dimissioni Marini e inchiesta sanità, Verini: "Il Pd è ferito, ma ancora in piedi. Salvini sciacallo"

Il commissario del Partito Democratico: "La politica non può occupare spazi impropri. Le dimissioni della Marini? Gesto doloroso, ma coerente. E' stata una sua scelta"

"Siamo feriti e abbiamo ferito". Oppure: "Abbiamo chiesto scusa per quello che abbiamo visto e abbiamo letto, cose vergognose, al di là delle vicende giudiziarie. Ma siamo noi l'alternativa a noi stessi". E anche: "Il partito doveva arrivare prima della magistratura, con gli anticorpi della società umbra". La versione del Partito Democratico, a una manciata di ore dalla lettera protocollata uscita da Palazzo Donini, insieme alla governatrice. "E' stata la presidente della Regione a decidere di dimettersi, per tenere a riparo l'istituzione dagli attacchi, dal fango, dalle manifestazioni sotto i palazzi, dagli sciacalli alla Salvini. Non le abbiamo chiesto noi di dimettersi, non abbiamo spinto". E ancora: "E' a testa alta, serena, è una scelta che ha fatto lei".

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Lui, Verini, la definisce così: "Un gesto coraggioso e che le fa onore, ma anche doloroso, umanamente e politicamente. Un gesto coerente con chi pensa che le istituzioni vengano prima degli interessi di partito e personali". Di più: "Lei ha detto che è sicura e tranquilla di uscirne a testa alta. Io ho la presunzione di innocenza, per tutti. Io quelle intercettazioni le ho lette, ma lei è sicura di uscirne a testa alta e io, conoscendola, confido che ne uscirà a testa alta". 

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Il giorno dopo le dimissioni di Catiuscia Marini da presidente della Regione Umbria, Walter Verini si siede al tavolone del Pd in via Bonazzi e risponde. E difende. E rivendica. E rifila anche qualche legnata. Tipo quando cita Berlinguer e dice: "La politica non può occupare spazi impropri. La questione morale è proprio qui". Chiaro il messaggio? Chiaro il riferimento? Aiutino, direttamente da Verini: "Gli aspetti di gestione non devono spettare alla politica. L'indirizzo, le linee guida, la visione. Ecco, quelle sì". E se non basta: "I manager della sanità dovrebbero essere scelti da dei cacciatori di teste, sulla base dei curriculum, in modo anonimo". E poi sui concorsi: "Tracce consegnate 5 minuti prima, commissioni convocate 20 minuti prima e correzioni pubbliche". 

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Perché la questione, oltre che giudiziaria, è politica. Molto politica. Il commissario nominato da Zingaretti per guidare il Pd dell'Umbria, decapitato dall'inchiesta sanità, argomenta da lontano: "La comunità regionale, negli anni, ha saputo costruire un sistema che è ancora invidiabile. Chi viene in Umbria ha la sensazione di venire in un luogo integro, anche socialmente. La coesione sociale da noi è un valore. Da noi non ci sono odi, razzismi, ghettizzazione. Chi ha governato Comuni e Regioni, negli anni, ha costruito". E adesso viene il punto: "Il dramma, per noi della sinistra, è che in questo sistema, anni di governo hanno generato sclerosi, prigrizie, conservatorismi, opacità. Sulla parte penale del quadro, su cui non entriamo, invitiamo la magistratura ad andare fino in fonda, cosa che sta già facendo. Per una forza di cambiamento come il Pd non è possibile che in sistemi come questo, che garantiscono la qualità della vita, si possano avere queste incrostazioni". 

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Ci siamo: "Dovevamo arrivare prima noi a decidere che la politica non deve più litigare e nominare i direttori generali delle Asl. So che la legge impone le nomine sulla base di bandi e poi sono le giunte regionali che decidono".

Adesso c'è il 'ma' del commissario: "Ma io penso che noi non dobbiamo interpretare le leggi in maniera burocratica. Non sarebbe male, da oggi in poi, nominare nelle partecipate e nelle Asl figure che abbiano i curricula scelti in forma anonima dai cacciatori di teste. Stavamo ragionando di questo, non servono riforme costituzionali per farlo". 

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Ancora più politico: "Se la politica ha occupato spazi improri abbiamo sbagliato. In tanti anni di governo abbiamo provocato anche questo, sì, ma in un quadro dove l'Umbria è ancora una regione di cui andare fieri. Dobbiamo essere noi l'alternativa a noi stessi, perché i campanelli di allarme non sono le vicende degli ultimi giorni, questi sono stati uno shock. I campanelli sono stati le sconfitte alle amministrative e alle politiche. Abbiamo perso anche per demeriti nostri, ma l'alternativa chi è? La Lega". E poi il futuro prossimo, la "traversata difficile fino alle Europee e le amministrative" e la "ricostruzione tutti insieme di un partito aperto, superando tutte le chiusure che hanno impedito al Pd di dispiegare tutte le sue potenzialità". Ancora: "Siamo feriti e abbiamo ferito, ma siamo in grado di superare le difficoltà. I segnali già ci sono: le candidature di Giubilei a Perugia e Pizzoni a Foligno significano apertura verso la società, sono il segno di un partito che non sta con l'elmetto chiuso dentro a un bunker. E la candidatura alle Europee di Camilla Laureti, persona fresca e autorevole. Il partito è ferito, ma in piedi". Breve passaggio anche sulla questione deroghe e terzo mandato. Ma breve sul serio: "Rinnovamento drasticamente urgente dopo lo shock". Dritto per dritto.  

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Sorpresa: il garbato Verini diventa battagliero e carica su Carroccio e pentastellati: "L'alternativa non possono essere Lega e 5Stelle". E anche: "Salvini verrà a Perugia con il suo solito atteggiamento cinico e sciacallesco, ma oltre che lucrare su quello che è successo, cosa che politicamente mi fa ribrezzo ma lo posso capire, deve chiedere scusa all'Umbria per il blocco dell'Area di crisi complessa di Terni-Narni e per il tavolo delle acciaierie di Terni". Ne ha anche per i 5Stelle: "Hanno venduto l'anima in cambio del governo, offendendo i loro principi". 

Ultimo punto, le dimissioni della Marini e la discussione in aula: "Non vedo altri scenari dopo le dimissioni della presidente, ma i nostri consiglieri regionali hanno tutta l'autonomia per decidere. Il Partito Democratico non impone nulla". E nel caso del respingimento, aggiunge, "allo stato attuale delle cose, può essere un attestato di stima, bhe...". E avanti. Dopo il giorno dopo, c'è il secondo giorno dopo le dimissioni della presidente della Regione. E avanti così.

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