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Caso Calabrese, Forza Italia contro il Pd: "Sulla sicurezza vi indignate? Perchè prima non lo avete fatto?"

Solidarietà e appoggio sia al sindaco Andrea Romizi che all'assessore Francesco Calabrese dopo la richiesta di dimissioni da parte del centrosinistra sugli interrogativi posti su infiltrazioni mafiose e potere in Umbria. Ecco la risposta al Partito Democratico

"Noi stiamo con il sidaco e con l'assessore Calabrese: hanno aperto un dibattito che molti cittadini condividono e ci sono relazioni anti-mafia che fanno riflettere e devono far riflettere": lo hanno ribadito con forza i vertici di Forza Italia del gruppo comunale (Massimo Perari), del coordinamento comunale Giacomo Cagnoli e il vice-coordinatore provinciale di Fi Renzo Baldoni dopo le polemiche sollevate per le parole dell'assessore Calabrese che ha insinuato il dubbio di infiltrazioni mafiose con coloro che hanno governato negli ultimi 70 anni. Da qui l'aumento esponenziale della criminalità e certe spaccate che calabrese ha definito provocazioni contro la città, le forze dell'ordine e l'attuale amministrazione comunale.

"Indignarsi. Questo è l’unico atteggiamento che il centro sinistra - hanno scritto i vertici di Fi - che ha governato la città negli anni in cui è scoppiato il caso “sicurezza” sembra in grado di portare avanti. Si irritano. Fanno ostruzionismo gli esponenti Pd  dell’amministrazione comunale non partecipando ai lavori delle commissioni e credono così di fare il bene della città? Ci sono relazioni della commissione antimafia, ci sono recenti inchieste che hanno portato a Perugia persino il procuratore nazionale Antimafia. C’è la relazione di Libera Umbria che mette nero su bianco un rischio concreto e l’assessore Calabrese viene messo all’indice perché legittimamente ha posto degli interrogativi. E la sinistra che fa? Mette la testa sotto la sabbia e trova il coraggio per emergere solo per puntare il dito contro interrogativi sollevati da chi invece di osservare in silenzio sta lavorando per comprendere e risolvere la questione della sicurezza. Ha ragione il sindaco Romizi quando dice che “la guerra alla delinquenza non ha uno spartiacque politico, ma è il minimo comune denominatore che deve unire le istituzioni al proprio interno e fra di loro”. 

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