Il bacio anti-sentinelle in piedi non disturbava la quiete pubblica: assolti gli attivisti Lgbti

Quel giorno in Piazza della Repubblica era in corso sia la manifestazione delle sentinelle in piedi e la contromanifestazione di alcuni militanti dell'Arcigay. Le uniche condanne a carico di due ragazze per oltraggio a pubblico ufficiale

il bacio arcobaleno contestato

Quattro anni dopo è arrivata la sentenza del Tribunale di Perugia dopo il singolare caso del rinvio a giudizio di una decina di attivisti Lgbti - vicini all'Arcigay di Perugia - che aveva dato vita ad una contro-manifestazione in Piazza della Repubblica nel giorno della protesta delle sentinelle in piedi, il movimento cattolico che si batte per la famiglia tradizionale e contro l'aborto. Quel giorno di marzo 2014 c'era chi leggeva silenziosamente la bibbia per attirare l'attenzione sulle proprie battaglie religiose (e politiche) e chi, sempre per lo stesso scopo, ma per valori e credo completamente diversi, con gioia e orgoglio si scambiava baci o sventolava il simbolo dell'arcobaleno. In questo clima di contrapposizione - qualche screzio verbale c'è stato - le forze dell'ordine hanno relazionato alcune ipotesi di reato come disturbo della quiete pubblica, manifestazione non autorizzata e oltraggio a pubblico ufficiale.

Accuse che poi sono passate direttamente in tribunale coinvolgendo soltanto i manifestanti pro-Lgbti tra cui uno dei volti più noti dell'Ompahlos perugino, Stefano Bucaioni. Ed è stato proprio lui, tramite Fb, a pubblicare la decisione del tribunale: "La giudice del Tribunale di Perugia ha pronunciato la sentenza di piena assoluzione nel processo che mi vedeva imputato insieme ad altre attiviste e attivisti per aver contestato con "baci concupiscenti", "ombrellini colorati" e "vestiti appariscenti" la manifestazione apertamente omofoba delle Sentinelle in Piedi". Assoluzione per lui e per tutte le persone identificate dai reati di disturbo della quiete pubblica e manifestazione non autorizzata. Le uniche condanne però arrivano per due ragazze colpevoli, in primo grado, di oltraggio a pubblico ufficiale.

"Nonostate la giudice del Tribunale di Perugia - ha ribadito Bucaioni - ha pronunciato la sentenza di piena assoluzione, ma io mi sento comunque condannato. Mi sento condannato perché due delle compagne attiviste che erano in piazza con noi quel giorno sono state invece ritenute colpevoli. Colpevoli di aver urlato contro quella manifestazione l'unico aggettivo che davvero si meritavano: fascista! Perché fascista è chi chiede di limitare diritti e libertà di una minoranza. Fascista è chi, in nome di una maggioranza ritenuta migliore, chiede la libertà di continuare a perpetrare discriminazioni e violenze. La mia completa solidarietà a Michela e Roberta, perchè insieme a loro siamo tutte condannate".

La difesa degli attivisti Lgbti aveva spiegato, ma senza successo, che quel dare del fascita non era rivolto alle forze dell'ordine ma ai manifestanti del movimento cattolico delle Sentinelle in Piedi. "Noi eravamo in piazza per contestare la manifestazione omofobica delle Sentinelle - ha spiegato al telefono Bucaioni - e quindi tutti i nostri messaggi erano rivolti a loro e non certo alla polizia". 

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