Elezioni: attenzione alle promesse impossibili e al voto di scambio

Con il Testo Unico degli Enti Locali niente assunzioni facili come assistente politico

Ad ogni tornata elettorale, non importa se si tratti di elezioni nazionali, comunali, regionali o europee, le promesse elettorali sono ciò che accomuna ogni appuntamento con la democrazia.

Di queste promesse le più comuni sono certamente quelle altisonanti ed improbabili. Specialmente a livello locale le super promesse elettorali sono una consuetudine. Candidati che promettono sicurezza e decoro in quartieri devastati da anni di degrado e criminalità, come se esistesse una bacchetta magica per riportare indietro il tempo a quando “si stava meglio”; oppure riprese economiche mediante investimenti da far impallidire perfino i bilanci del Ministero per L’Economia e quelli del CIPE.

E ancora; aree industriali da far sorgere in periferie con meno di mille abitanti ad esclusivo beneficio dei locali, costosi treni ad Alta Velocità e collegamenti aerei blasonati a volontà, magari in contesti privi anche delle infrastrutture necessarie, per finire con le promesse “popolari” stile “vi prometto i biglietti dei mezzi pubblici a due soldi, niente più buche stradali ed erba tra i marciapiedi, libri scolastici gratuiti, niente più parcheggi a pagamento, tramvie metropolitane sotto casa, e più porchetta e vino per tutti”. Insomma vasta è la galassia delle promesse elettorali improbabili, sia per attribuzioni di poteri, che per fattibilità economica, oltre che per mera fattibilità in generale.

Ma vi è un altro tipo di promesse elettorali, che per ovvie ragioni occupano uno spazio ben più risicato nella propaganda politica: quelle legate a veri e propri fenomeni di voto di scambio. Di solito questo fenomeno, nell’immaginario collettivo, coinvolge il politico eletto che favorisce gruppi di potere legali o illegali, o imprenditoria varia. In realtà, come insegnano anche le recenti rivelazioni della “Sanitopoli” umbra, il voto di scambio riguarda anche il singolo cittadino. In palio vi sono assunzioni presso enti pubblici o gruppi politici, in cambio del proprio voto, di quello dei familiari, dei vicini di casa, degli amici, e di chi più ne ha più ne metta. In tempi di crisi economica, in cui il lavoro scarseggia, e quel poco che si trova è malpagato, vessante e mal tutelato, le promesse di posti di lavoro da assistente politico o da faccendiere d’ufficio rappresentano per il politico una vera e propria molla motivazionale con cui garantirsi il consenso e quindi, si spera, il potere.

Proprio per porre un freno a questo fenomeno, esiste un apposito regolamento chiamato TUEL, cioè Testo Unico degli Enti Locali. In esso sono contenute le linee guida proprio per regolamentare le assunzioni ed impedire il voto di scambio. All’articolo 1 della normativa sugli uffici di supporto agli organi di direzione politica il TUEL recita: “Il regolamento sull'ordinamento degli uffici e dei servizi può prevedere la costituzione di uffici posti alle dirette dipendenze del sindaco, del presidente della provincia, della giunta o degli assessori, per l'esercizio delle funzioni di indirizzo e di controllo loro attribuite dalla legge, costituiti da dipendenti dell'ente, ovvero, salvo che per gli enti dissestati o strutturalmente deficitari, da collaboratori assunti con contratto a tempo determinato, i quali, se dipendenti da una pubblica amministrazione, sono collocati in aspettativa senza assegni”.

Cosa significa? Semplicemente che per fare l’assistente politico di gruppi consiliari comunali bisogna prima essere dipendenti pubblici, ossia avere già un contratto di lavoro con la pubblica amministrazione. Solo chi è già in possesso di questo requisito può essere interessato da promesse di lavoro come assistente o faccendiere di consiglieri comunali e gruppi consiliari. Tutti coloro che non abbiano già un contratto di lavoro con la pubblica amministrazione sono automaticamente esclusi dalla possibilità di poter ricoprire simili incarichi.

Questa importante distinzione, a tratti forse anche iniqua, è necessaria per porre un freno a quello che spesso si configura come il classico “mercato delle vacche” poiché questo mercato spesso viene perpetrato sulle spalle di cittadini, magari anche in condizioni di debolezza economica, che spesso vengono abbindolati dal candidato di turno, per poi essere gettati via non appena il politicante, o aspirante tale, sia riuscito nell’intento di guadagnarsi la tanto agognata poltrona. In tutto ciò il cittadino cui viene promesso l’impossibile, e l’illegale, diviene solo una pedina sacrificabile, da rimpiazzare con altri cittadini alla prossima tornata elettorale. Per questo è importante essere adeguatamente informati su ciò che un candidato può o non può promettere, e ad avere capacità critica dinnanzi a promesse fin troppo belle per essere vere.

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