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Università, esplode il caso borse di studio: "L'Adisu taglia due milioni di euro in due anni"

Dopo la denuncia dell'Udu il caso diventa politico. Squarta (Fdi) annuncia un emendamento al bilancio, attacca anche Rifondazione Comunista

Il caso delle borse di studio tagliate dall'Adisu a Perugia diventa politico. Dopo la denuncia dell'Udu, arrivano anche il portavoce del centrodestra in consiglio regionale Marco Squarta e Rifondazione Comunista. La Regione Umbria e l'Agenzia per il diritto allo studio finiscono nella bufera. Comincia il capogruppo di Fratelli d'Italia a Palazzo Cesaroni, numeri alla mano: "Rispetto allo scorso anno l'Adisu prevede tagli di 1milione 40mila euro ai fondi per il diritto allo studio universitario. Una voce che, nelle previsioni 2020, si indebolirà ulteriormente di 901 mila euro. In appena due anni i fondi stanziati per il diritto allo studio perdono quasi 2 dei 17 milioni impiegat, facendo registrare un clamoroso -12 per cento”. E poi l'attacco frontale alla giunta Marini: “Come possono essere tagliati i fondi per il diritto allo studio in una città universitaria? Con queste sforbiciate quale futuro si vuol garantire agli studenti?".

Squarta annuncia quindi la presentazione di un emendamento sul taglio delle borse di studio, che mira “all'immediato ripristino delle risorse attraverso l'assestamento di bilancio che il 30 luglio verrà votato dall'Assemblea legislativa". E ancora: "I giovani – commenta Squarta - rappresentano il futuro della nostra società e non possono essere penalizzati con tagli su uno dei diritti per loro più importanti, ossia, quello allo studio, che, per antonomasia, rappresenta l'uguaglianza delle opportunità per tutti i ragazzi e le ragazze dell'Ateneo”.

Di nuovo sui numeri: “Leggendo il documento di bilancio - prosegue l'esponente di opposizione - ci si accorge che l'unico capitolo di spesa penalizzato è proprio quello del diritto allo studio, che prevede 16milioni 999mila 600 euro per il 2018, 15milioni 959mila 625 euro per il 2019 e 15milioni 57mila 805 euro per il 2020. Così potrebbe sembrare fin troppo semplice pareggiare i conti. Con questo provvedimento - conclude Marco Squarta - si rischia di compromettere in maniera irreparabile l'attrattività della nostra università. E pensare che soltanto sei mesi fa la Regione prometteva maggiori risorse per le borse di studio. Questi sono i risultati". 

E poi c'è Rifondazione Comunista, che attacca: "E' vero, le risorse nazionali sono ancora incerte e verosimilmente arriveranno in ritardo. Detto questo, però, comunque servono risorse proprie regionali per garantire le somme necessarie. Il rischio è che a pagare per i ritardi siano studenti fuori sede, pendolari, in sede. In questo senso bene ha fatto l'Udu, che sosterremo nelle iniziative che vorrà intraprendere, a bocciare il bando in sede di Commissione di Garanzia degli Studenti".

Ancora il Prc dell'Umbria: "Ci permettiamo di aggiungere che questa sorta di "spending review" rischia di essere davvero dannosa per l’Università degli Studi di Perugia, per la sua storia e per il suo futuro. Per questo chiediamo alla Regione Umbria di reintegrare le risorse al fine di rilanciare la nostra Università e garantire che il diritto allo studio torni ad essere un effettivo diritto di cittadinanza per tutte le studentesse e tutti gli studenti". 

A Palazzo Donini la risposta. 

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