Perugia in lutto, il Circolo del Tempobono piange la morte di Renata Garghella

Figura di riferimento dell’Associazione popolare al Borgo Bello. “Era una cuoca sopraffina”, ricorda la gente che frequenta quel luogo di amicizia e socialità, proprio dietro San Domenico

Il Circolo del Tempobono piange la scomparsa di Renata Garghella, figura di riferimento dell’Associazione popolare al Borgo Bello.

“Era una cuoca sopraffina”, ricorda la gente che frequenta quel luogo di amicizia e socialità, proprio dietro San Domenico. Aveva cominciato da bambina, pelando le patate e rubando con gli occhi, alle donne più grandi, i segreti della tradizione.

Settant’anni e oltre, vissuti tra i fornelli: una garanzia di esperienza e qualità.

Non aveva avuto una vita facile, Renata. Una famiglia di origine più che modesta, la necessità di rimboccarsi le maniche fin da ragazzina. Perché chi non lavora non mangia. Era nata alla fine degli anni Venti e, dopo la scuola di base, subito al lavoro.

Per mezzo secolo aveva lavorato in una nota trattoria di corso Garibaldi, gestita da Bruno Mogini, sulla sinistra a salire, dopo il Bar Milano. Mario Bartolini, storico fornaio di via Ulisse Rocchi, raccontava di andarci a pranzo volentieri perché la Renata era brava, faceva una sfoglia e un sugo veramente speciali.

Gioviale con tutti, Renata Garghella aveva provato un grande dolore giovanile in materia di sentimenti. Il fidanzato, andato a pesca col fratello, era caduto nel Tevere e ci era annegato. Da allora, Renata aveva scelto di vagheggiare l’amore solo nel ricordo e nel rimpianto. Era restata a vivere col fratello e con la famiglia d’origine. Il nipote Enzo, che l’ha assistita amorevolmente sino alla fine, ricorda: “La zia tornava a casa piuttosto tardi. Oltre a cucinare, doveva pulire e rimettere in ordine il ristorante. Così non tornava mai prima delle undici o mezzanotte”.

“Io aspettavo che rientrasse – ricorda – perché, fin dall’età di 4-5 anni, ero abituato a ricevere una caramella che mi portava augurandomi la buona notte. Si trattava di una Rossana o di una Cinzia, prodotti dalla Perugina”.

“Mi pare ancora – sottolinea – di risentire in bocca il gusto del cioccolato e lo scrocchio della mandorla interna. Sapori che lego indissolubilmente ai saperi che la zia Renata mi ha insegnato: educazione, rispetto, lavoro”.

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Ai funerali di oggi, alle 15:30 in S. Domenico, ci sarà una testimonianza di affetto che lega la memoria di Renata alla gente del Borgo Bello. Riscoprendo identità e sentimenti di una volta. Ma ancora validi. Più che mai.

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