La denuncia: "Manifesto anti - aborto strappato, gesto di sfregio"

"Se ProVita richiama alla realtà, il Popolo della Famiglia risponde come un movimento di iniziativa politica e, soprattutto, non strapperà mai i manifesti di chi è contrario"

“Il manifesto di ProVita che ha fatto tanto discutere per un'operazione di rimozione voluto dal sindaco Raggi a Roma, a Perugia, pur nella regolarità delle autorizzazioni e nel rispetto degli spazi destinati alle affissioni, non è stato giudicato per il contenuto, è stato strappato e basta. In via Fonti Coperte, il gesto di sfregio che ha reso quasi illeggibile il contenuto del manifesto ha mostrato, più che altro, come un certo schieramento intende confrontarsi su un tale argomento”.

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La denuncia arriva direttamente dal  Popolo della Famiglia, che commenta: “Il manifesto ProVita suscita nervosismo e disorienta le coscienze; vogliamo chiamare a raccolta coloro che ritengono ancora possibile invertire la rotta della denatalità ed offrire a tutti un'alternativa alla cultura della morte”.

I del movimento pro-vita dopo essere stati rimossi dalle strade romane, al seguito di una forte mobilitazione proprio per sostenere la legge 194, sono sbarcati anche Perugia,. Maxi poster con al centro un feto e lo slogan "sei qui perché tua mamma non ti ha abortito" affissi in luoghi strategici della città e che hanno sollevato polemiche, come da parte di chi ha chiesto di toglierli del tutto, tra tutti l’associazione “Non una di meno” perché – scrivono – “boicotta una legge dello Stato e va contro i diritti delle donne”.

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Intanto il Popolo della Famiglia commenta: “Se ProVita richiama alla realtà, il PdF risponde come un movimento di iniziativa politica e, soprattutto, non strapperà mai i manifesti di chi è contrario. E ancora: Come Popolo della Famiglia Umbria abbiamo inserito nel programma elettorale con cui sosterremo il candidato sindaco Latini al Comune di Terni alcune proposte concrete su questo aspetto non secondario, come l’attivazione dei Centri per la vita (piena attuazione della legge 194 che non considera l’aborto come strumento di contraccezione) o l’adesione al progetto Gemma (3.000 euro se si adotta, protegge e accompagna alla vita, una mamma che aveva pensato di abortire)”. 

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