Domenica, 17 Ottobre 2021
Attualità

IL RICORDO Il mondo dell’arte e quello della cultura piangono la scomparsa di Umberto Raponi. Grafico, scrittore, umorista di rango

Il mondo dell’arte e della cultura piangono la scomparsa di Umberto Raponi. Grafico, scrittore, umorista di rango. Umberto lascia un’impronta molto significativa nel milieu culturale, intriso di quell’humus umbro che, con la consueta ironia, era solito scherzosamente definire “terriccio dell’Umbria”. Raponi era nato nel 1934, anno in cui Marcel Duchamp e Man Ray aderiscono al movimento Dada. Nel suo DNA è scritta una vocazione artistica che si snoda attraverso un percorso punteggiato dalla
frequentazione di Maestri come Dante Filippucci, Piero Parigi, Diego Donati (di cui fu assistente in Accademia) e da sodalizi con amici che hanno animato l’ambiente culturale nazionale ed internazionale del secondo Novecento. Una memoria prodigiosa, un gusto prezioso e raro dell’aneddoto, gli facevano ricordare il magistero di Padre Diego. A dimostrazione di come, mediante l’uso accorto di strumenti umili, e perfino ridicoli, si possano attingere vertici di poesia.

“Spalmava l’inchiostro sulla lastra con un tacco da scarpe, puliva il metallo con le pagine dell’elenco telefonico”. Quante risate, quado raccontava! Umberto ha svolto funzione didattica presso l’Accademia di Belle Arti del capoluogo umbro, sempre dalla parte degli studenti, specie quando protestavano. Affiancava all’insegnamento l’attività di disegnatore pubblicitario, una ricerca pittorica e grafica che lo conduce nei territori dell’Astrattismo informale, del Neocostruttivismo e dell’Arte Programmata, con esiti lusinghieri che lo portano ad essere presente al Museum of Modern Art e alla Printed Matter Inc. di New York. La sua attività creativa, imperniata sul concetto portante di arte come linguaggio, spazia intorno a performances, installazioni gigantesche (come “Extra Large” di 1200 mq.), Land Art, Mail Art, “Video Arte”, “Arte Povera”, Optical Art, provocazioni che suscitano interesse e curiosità, stimolando un attivo dibattito culturale, tendente a svecchiare il sonnacchioso ambiente della provincia. Dotato di un eccezionale occhio fotografico, Umberto raccontava l’ambiente e le persone con una semplicità profonda ed efficace. Specie il mondo del Lago e dintorni.

È stato autore di copertine librarie, campagne e noti loghi” pubblicitari di Enti e privati. Ovunque mi giri, in casa o nello studio, trovo le sue cose. Il vassoio del Millennium Rapunculus [Quando Umberto Raponi realizzò il piatto del Millennio, imperniato sulla Fontana Maggiore, simbolo della Vetusta. (perugiatoday.it)], i loghi dell’AUCC e della Postierla, le sue teste di Biro, la copertina di “Grifo e Leone. Parole ritrovate”, raccolta di poesie postume di Walter Briziarelli. Lo ritrovo lungo il percorso del Minimetro, coi suoi tubi di colore (verificammo insieme che hanno bisogno di manutenzione!). Ricordo le tante iniziative condivise: l’Humour Fest a Foligno, le Mostre qua e là, gli eventi (l’ultimo “Carta Straccia” alla magionese Torre dei Lambardi). E poi le Teste di Biro, appunti fisiognomici di varia umanità che Umberto prendeva per strada su fogli rimediati al volo. Sapeva che li collezionavo e me ne ha donati tanti.

Si tratta di schizzi antropomorfici (li chiamava di “grafica eiaculatoria”) buttati giù, con la biro o la matita, dove capitava: supermercato, treno, fornaio. Tipi e tòpoi consistenti in brandelli d’umanità còlta al volo e disegnata sopra pezzi di carta improbabili: carta paglia da macellaio, biglietti ferroviari, blocco, perfino carta “igienica”, come scelta provocatoria. Sono immagini di grande freschezza e strepitosa ironia. Sapeva che li amavo e quest’estate me lo sono visto comparire col terzo volume: aveva voluto farlo precedere, more solito, da un mio scritto che gli piaceva tanto [Terza strepitosa raccolta delle Teste di Biro (mascherate) di Umberto Raponi (perugiatoday.it)]. Mi ha anche portato un mazzo di Teste di Biro. Alcune effigiavano me e lui, col nasone gocciolante e l’occhio spento. Mi ha detto: “Ultimamente ci vedo poco e mi trema la mano. Meglio così. Le caricature fanno più ridere”. Sapeva ridere anche del proprio corpo. Che non esitò a usare anche in installazioni e performance in cui fece pure l’Uomo Vitruviano.

Ma Umberto era anche un ritrattista, cosa di certo poco nota. Ricordo che ebbi a chiedergli uno schizzo che effigiasse Giacomo Santucci, per metterlo nella apposita sezione del sito del Comune di Perugia. Mi portò un capolavoro di realismo e di idealità. Di Santucci seppe cogliere il viso e l’anima, gli affetti e la cultura, permeata di convinta peruginità. Umberto Raponi è stato anche letterato con vasta produzione di libri, testi visuali, fumetti, epigrammi, dattilogrammi, cartoline, bollettini d’‘ars ridens’, poesie, nonsense, che amava definire “parole in libertà…vigilata”. Cito qualche titolo a caso: “Distanza di fuga” (1990), “E il verso
sdrucciolò” (1993), “Nuvole a bioccoli 1 e 2 (1997), “Le scapigliate verze” (2008). Pubblicava, come si dice, “alla macchia”, senza ISBN, con nomi di fantasia. Autentiche provocazioni contro un mercato editoriale caotico e fasullo. Al suo anticonvenzionale materiale di scrittura, alle sue opere, al grafico (che parla spesso “con matita biforcuta”), è dedicato il mio volume “Testimonianze critiche alla grafica di Umberto Raponi”, raccolta semiseria di confronti epistolari. Lo abbiamo realizzato a quattro mani, con sano divertimento, e lo presentammo con grande consenso alla Vaccara. Le sue beffarde “giullarate”, intrise di un gusto per l’ironia e la provocazione, erano famose. In occasione del suo compleanno, era solito ricevere gli amici e mostrare riprese a telecamera fissa in cui imitava Hitler, realizzava opere “pastrocchio”, o sparava ad alzo zero sul mondo… e su se stesso.

Ma anche dalle goliardate traspariva una cultura artistica, letteraria, musicale di robusta caratura. Umberto era capace di coniugare rigore tecnico, nitidezza intellettuale, pulizia morale, in una forza “profetica” contro il conformismo, l’alienazione delle coscienze, la massificante omologazione. Senza assumere posizioni saccenti o pedagogizzanti, ma con sana e puntuta derisione. Umberto Raponi costituisce un esempio palpabile di come non esista intelligenza separata dall’umorismo e
dall’autoironia. Riuscendo a svolgere il proprio compito di Artista con rigore e dignità, serio senza seriosità, autorevole senza autoritarismi, “leggero” nella profondità della riflessione. Una volta mi ha detto che cercava la “profondità orizzontale” come le serpi. Mi faceva ridere. Ma anche pensare. Sempre.

Il suo canto del cigno è il volume “Le nuvole, il verde e l’anima” – donato agli amici – in cui ricostruisce il sodalizio affettivo e artistico con Luciana Bartella (regina acquarellista), la donna della sua vita, compagna e complice fin dal primo giorno in cui si sono incontrati e hanno deciso che valeva la pena di condividere il viaggio [RIPIANI. “Le nuvole, il verde e l’anima”, un libro che coniuga egregiamente vicende artistiche e biografia con ragione e sentimento (perugiatoday.it)]. Oggi
Luciana non ha più Umberto che la chiama (“Lucianaaaa”) e non può più rispondere col suo “Dimmi, Raponi”. Perché, con civetteria, lo chiamava per cognome, per ridere. Fingendo di prendere le distanze.

Avevano scelto di vivere in campagna, con vista sull’amato Lago. Il Comune di Magione ha concesso a entrambi la cittadinanza onoraria [Cittadinanza onoraria ad una coppia di artisti internazionali: “Il Lago terra di ispirazione poetica” (perugiatoday.it)]. Perché Lucia e Umberto erano, e sono, nomi da portare al petto come una medaglia. Tante sono le memorie e i sentimenti che serbo nello scrigno della mente e del cuore. Si affollano, si confondono, si sovrappongono. Vorrei dirli tutti. Le parole non bastano.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

IL RICORDO Il mondo dell’arte e quello della cultura piangono la scomparsa di Umberto Raponi. Grafico, scrittore, umorista di rango

PerugiaToday è in caricamento