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ESCLUSIVA - Giuman presenta, in dieci scatti, la mostra “Classico futuro” in Accademia

Sala dell'Ercole Farnese, Gipsoteca e Pinacoteca, sono i luoghi scelti dal maestro per far dialogare le opere

Giuman presenta ai nostri lettori, in dieci scatti, la propria mostra in ABA “Classico futuro”. Ne abbiamo parlato su queste colonne evidenziandone l’unicità. Ma tanti, troppi, sono gli amanti dell’arte e della cultura esclusi dalla possibilità di vederla, date le limitazioni imposte dalla pandemia.

In attesa dell’auspicata riapertura, proviamo a integrare con qualche immagine la recensione già proposta.

L’esposizione si dipana in tre location all’interno dell’antica struttura conventuale.

Primo step all’Aula Ercole Farnese, grande sala conferenze, ex refettorio, dominato dal grande affresco recuperato dal restauratore Giovanni Manuali (che è anche vigile e competente “conservatore” dei beni dell’antica Accademia del Disegno).

In questa sala stanno opere, generalmente appoggiate a terra, unificate dal comun denominatore della luce retroposta.

L’effetto, all’accensione, è imprevedibile e straniante, poiché ai colori del vetro si sovrappone l’immagine fotografica rielaborata. Qui sta anche un’opera multimediale legata al discobolo, realizzata con la collaborazione di Giallo, figlio minore di Giuman. Si tratta di un filmato al ralenti, proposto in loop. Sono opere che vanno viste al buio, per non perdere forza e suggestione, ed è per questo che non vengono qui proposte. Lo scatto tradirebbe l’opera.

Il secondo step si svolge in gipsoteca, dove Giuman affianca ai gessi più famosi delle proprie opere di taglio citazionale, spesso trasparente, in altri casi allusivo. Si tratta principalmente di sculture. L’artista sorride quando l’Inviato Cittadino gli fa notare che lo Zeus di Otricoli in gesso e la sua interpretazione costituiscono un ritratto dello stesso Giuman, capelluto e barbuto (foto in pagina).

Il terzo luogo è la pinacoteca, dove Giuman ripete il lavoro di mimesi-provocazione-ispirazione, attraverso opere fondamentalmente di taglio pittorico-fotografico. Ci ha incantato il lavoro che “fa il verso” al nonno putativo Ulisse Ribustini. È impossibile qui dare conto, con qualche immagine, del coefficiente di seduzione e di creatività che domina una mostra avente carattere di eccezionalità.

Quando è l’artista a guidare la visita. Aggiungo che, per buona sorte e antica amicizia, “lo duca mio”, ossia il ruolo di Virgilio – nel viaggio attraverso ‘i tre mondi’ e l’universo artistico di Giuman – è stato svolto dallo stesso artista che ha fatto aprire la mostra riservatamente per l’Inviato Cittadino e i suoi “venticinque lettori”.

Mira videtis. Premesso che gli scatti qui proposti possono solo dare una generica idea del “mira videtis”, sia lecito esprimere un auspicio.

La speranza è quella che tutti possano, prima o poi, accedere alla visione di queste opere che segnano uno spartiacque fra linguaggi, tecniche e codici espressivi, ponendosi meritatamente come degno filo rosso fra il classico di ieri e quello di domani.

Ritengo che, vista la mostra, certamente capirete che l’opera di Giuman è destinata ad essere meritatamente ritenuta “il classico di domani”.

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