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I lottatori di Giuman, gipsoteca Aba

I lottatori di Giuman, gipsoteca Aba

"Classico futuro" di Giuliano Giuman, una mostra nata sotto il segno della contaminazione e della genialità

Un ritorno coi fiocchi all'Accademia Vannucci. La mostra costituisce l’attestazione di come sia possibile creare una nuova sintassi narrativa che preannuncia il futuro senza rinunciare alla corposa eredità del passato

ABA, “Classico Futuro” di Giuman. Una mostra nata sotto il segno della contaminazione e della genialità. Un ritorno coi fiocchi in Accademia Vannucci che lo vide direttore dal 2009 al 2012 (una felice intuizione dell’indimenticabile Alfredo De Poi).

Giuman dimostra - con la realtà palpabile delle sue opere - come sia superficiale, pigra e fallace la definizione di classico, riferita sempre e solo alle opere del passato. Ecco perché anche il titolo della mostra mi pare straordinariamente azzeccato.

Non ho alcun imbarazzo ad affermare che questa mostra costituisce l’attestazione di come sia possibile creare una nuova sintassi narrativa che preannuncia il futuro senza rinunciare alla corposa eredità del passato.

Confesso che quando il Direttore Emidio de Albentiis mi parlò della sorprendente sinergia instaurata da Giuman fra le opere della ricca gipsoteca e questa sua ultima produzione, sollevai il sopracciglio sinistro, adombrando un velo di scetticismo. Perplessità di cui faccio pubblica ammenda, per essermi persuaso, ancora una volta, di come Giuman, che pure conosco dai primi passi nel mondo dell’arte, non si stanchi di percorrere, e additare al mondo, strade di ardita e proficua sperimentazione. Con retroilluminazioni che volgono, stravolgono e sconvolgono immagini e colori. Fornendo effetti e prospettive inusitate.

Non starò a sottolineare richiami di sorta, perché so quanto sia ingeneroso rapportare costantemente un artista ad esponenti, seppur di genio, appartenenti al passato, alla storia dell’arte, ad accreditamenti universali. Né confronti né classifiche. Se uno ha qualcosa, o molto, da dire, cerchi almeno di farlo in modalità inconsuete. Debitori alla storia, ma non tributari. Così si mostra Giuman, senza spocchia, ma nella consapevolezza di artista che indaga, ricerca, esplora le inespresse potenzialità della materia. Anzi “dei materiali”. Pervenendo ad esiti di sicura eccellenza. Trasfigurandosi in codici espressivi di inusuale grandezza.

La straordinaria sinergia realizzata fra pittura su tela, vetro a gran fuoco e fotografia si rivela capace di far letteralmente esplodere nuove e ardite significazioni. Tutto procede in modo così armonico e naturale da formare un’omogeneità che testimonia la profondità d’ispirazione e la spiazzante valenza citazionale. Poco importa che sotto ci stia Canova o Wicar, Bruschi o Michelangelo, Thorvaldsen o Raffaello, Ribustini o Migliorati.

Giuman è Giuman. Artista appartato e solitario nella sua inesausta ricerca. Con esiti che lasciano un impronta nel mondo universale dell’arte. Un segno di coraggio e di pura genialità. Fondere musica, colore, materiali… Giuman è giunto ad esiti di assoluto rigore e incredibile originalità. Non ci resta che vedere cos’altro uscirà dalle sue mani, dalla fucina di Vulcano, dalla sua anima d’artista.

In ABA mira videtis.

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