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Gualdo Tadino, ricorso contro assessore: "Mi dimetto: contro di me sciacallaggio"

Si è dimesso per potersi difendere in un'aula di tribunale dopo il ricorso dell'ex sindaco che vuole rispetto della legge Severino che considera non eleggibile chi è stato condannato

Dopo il ricorso presentato alla magistratura da parte dell’ex sindaco Morroni su una presunta incandidabilità dell’assessore Ermano Rosi, per una condanna passata in giudicato,  arrivano le dimissioni dell’esponente della Giunta del sindaco Massimiliano Presciutti. Una scelta per potersi difendere meglio nelle sedi legali dalle accuse che ha respinto o per lo meno si dice non a conoscenza. Ecco la lettera di dimissione di Ermanno Rosi.

Egregio Signor Sindaco,

come Le ho già preannunciato, Le rassegno, formalmente, le mie dimissioni dalla carica di Assessore per le deleghe che mi ha voluto assegnare.

Una decisione, la mia, definitiva ed irrevocabile, sofferta e matura, figlia di molteplici cause convergenti e concludenti.

La prima, la più importante dal mio punto di vista, la necessità di ridare vigore alla mia naturale inclinazione alla trasparenza ed alla correttezza, messa in dubbio da avvenimenti sopravvenuti ed assolutamente sconosciuti al sottoscritto.

Ed invero, nel momento in cui ho accettato il delicato compito conferitomi ero animato da forte senso di responsabilità e avevo l’intenzione di mettere a disposizione dell’intera comunità le mie competenze, la mia professionalità ed il mio tempo.

Sicché, atti, come detto, sopravvenuti che possono apparire addirittura ostativi alla mia candidabilità, inficiano la mia tranquillità ed il mio entusiasmo; elemento, quest’ultimo, che dovrebbe essere connaturale a coloro che si accingono a ricoprire cariche pubbliche.

Reputo, pertanto, di dover palesare nelle sedi giudiziarie competenti la mia completa buona fede evitando, al contempo, di dare sponda a strumentalizzazioni sconcertanti, prossime allo sciacallaggio espresso in forma quasi sempre anonima, fatte di voci confuse e superficiali, poco avvezze, peraltro, all’analisi dei dispositivi di statuizioni giurisprudenziali.

Non mi sento, quindi, di indugiare oltre su risalenti questioni giuridiche estremamente complesse e certamente non passibili di sommaria interpretazione; atteso che più operatori del diritto, sia liberi professionisti che appartenenti alle istituzioni, da me interpellati in questi anni, avevano univocamente escluso ipotesi di condanne a mio carico tanto che non sono state intraprese azioni o altre iniziative volte al superamento di tale questione ancorché possibili ed attivabili.

La logica di rimandare la risoluzione dei problemi non mi appartiene e alimenterebbe solo sterili e, si ripete, superficiali polemiche, ho troppo rispetto per le istituzioni perché questa, personale, vicenda la possa in qualche modo coinvolgere.

Lascio, pertanto, questo prestigioso incarico ringraziandoLa, mai abbastanza, per la fiducia accordatami.

Cordialità

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