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Piccolo Carro, il caso diventa nazionale: interrogazione al ministro Lorenzin

I deputati umbri del Movimento 5Stelle all'attacco: "Accertiamo le responsabilità ed evitiamo lo scaricabarile"

E fu così che il “caso” Piccolo Carro, dopo l'indagine della Procura, divenne politico. E nazionale. “Chiediamo al ministro Lorenzin di accertare, soprattutto all’interno del mondo cooperativo, il funzionamento del sistema di controlli istituzionali e l’effettiva gestione delle strutture e dei servizi sociali a ciclo residenziale o semiresidenziale per minori, affetti da patologie psichiatriche o da dipendenze. Il caso umbro ‘Piccolo Carro’ potrebbe essere la punta dell’iceberg di un regime più esteso e farraginoso”. La richiesta rivolta al ministro della Salute è contenuta nell’interrogazione depositata ieri e firmata dai due deputati umbri del Movimento 5Stelle, Filippo Gallinella e Tiziana Ciprini.

E ancora: “Dalla documentazione finora emersa – affermano i portavoce penta stellati Gallinella e Ciprini – sembra che alla cooperativa ‘Piccolo Carro’, che gestisce nella regione Umbria cinque strutture di accoglienza socio-educative destinate anche a minori, sia stato dato dalle Istituzioni locali ampio credito e per lungo tempo”. Gallinella e Ciprini citano “una nota della Regione Umbria del maggio 2013 in base alla quale risulta che la cooperativa sia stata inserita nel Gruppo di lavoro numero 3 promosso dalla Regione Umbria in quanto soggetto titolare e gestore di comunità educativa a valenza terapeutica, a carattere residenziale per minori, al fine di individuare i profili di qualità dei servizi sociali e socio-sanitari per la definizione del percorso di accreditamento. Tuttavia – precisano i due parlamentari 5stelle - secondo il regolamento regionale vigente, numero 8 del 2005, le autorizzazioni per l’esercizio dell’attività di accoglienza sono rilasciate esclusivamente a fine socio educativo e non socio-sanitario. Circostanza rilevata nel luglio 2015 anche da un gruppo tecnico di controllo, creato nel Comune di Perugia, che segnalò come le strutture gestite dalla cooperativa presentassero una spiccata connotazione sanitaria accanto a quella socio-educativa, tanto da chiedere l’intervento di Asl e Comuni interessati. Sul punto, ma dopo mesi, si è pronunciata anche la Regione Umbria. Quest’ultima, soltanto il 29 settembre scorso, ha diffidato la società cooperativa ‘Piccolo Carro’ dallo svolgere qualsivoglia attività sanitaria in quanto non autorizzata”.  Per Gallinella e Ciprini “è tempo che tutte le istituzioni locali, e non sono poche, coinvolte nel caso facciano al più presto chiarezza, evitando il balletto indecoroso dello scaricabarile. Intorno a questo caso le responsabilità, anche di profilo istituzionale, devono essere scrupolosamente accertate”.

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