Crisi in Regione, sindacati contro la politica: "Basta zuffe da cortile e lotte di potere"

Cgil, Cisl e Uil dell'Umbria all'attacco: "Il momento è delicato e non si può più aspettare, serve una riforma dell'intero sistema della sanità"

E venne il giorno in cui i sindacati dell’Umbria se la presero con la politica. E l’accusarono di “giochi di potere e zuffe da cortile”. Casus belli la sanità, la spada di Damocle che penzola su Palazzo Cesaroni, Palazzo Donini e anche Piazza della Repubblica. Cioè cosiglio regionale, giunta Marini e Partito Democratico. Tutto quello che in questi giorni balla e di che lena.

“La crisi di Giunta che si è determinata nella nostra Regione in seguito alla vicenda delle nomine apicali in Sanità sta sostanzialmente bloccando ormai da settimane l’azione istituzionale, in una fase in cui non sono ammessi ritardi o rallentamenti - scrivono Cgil, Cisl e Uil dell’Umbria - . Non ci si può permettere di proseguire ulteriormente a perdere tempo, assistendo ad un dibattito che resta in gran parte opaco”.

E, giusto per sottolineare che aria tira, “non siamo appassionati ai conflitti di potere, ma ci stanno a cuore le soluzioni ai problemi che affliggono il Sistema Sanitario regionale e che attendono risposte. Ci interesserebbe conoscere e discutere, dunque, le scelte compiute in Umbria sull’allocazione delle risorse per la sanità, avendo, come organizzazioni sindacali, da tempo indicato quelle che sono le priorità nell’interesse dei cittadini e quindi degli utenti. Priorità quali, ad esempio, la necessità di rimodulare gli investimenti tra ospedale e territorio, evitando di alimentare una visione ospedalocentrica; l’arricchimento dell’offerta nella sanità territoriale; la strutturazione e l’ampliamento dell’esperienza delle Case della Salute (una per ogni distretto, senza eccezioni, ed H24). E ancora, la “Medicina di iniziativa”, il rafforzamento dei consultori, l’ampliamento del sostegno alla domiciliarità, per ridurre il ricorso improprio o eccessivo ai ricoveri ospedalieri, e, naturalmente, il fondo per la non autosufficienza. È inoltre necessario fare di più per omogeneizzare la qualità dei servizi, ma anche degli ambienti di lavoro, per superare difformità di diffusione territoriale e di trattamento dei cittadini. Chiediamo di monitorare, in questa ottica, il sistema degli appalti e degli affidamenti, perché laddove almeno il 75% del costo è dato dalla spesa per il personale, occorre la garanzia delle clausole sociali e la scelta non può basarsi sui maggiori ribassi”.

Inoltre, proseguono i sindacati, tutti insieme e particolarmente innervositi dalla politica regionale, “i dati segnalano l’aumento consistente del numero delle persone che in Umbria, nell’ultimo anno, hanno rinunciato a prestazioni sanitarie (visite, accertamenti, interventi chirurgici,) o all’acquisto di farmaci, a causa di motivi economici o carenze delle strutture di offerta, evidenziando un aumento delle diseguaglianze e la crescita della povertà”.

Per questo, “chiediamo di elaborare un piano di fattibilità per allargare le fasce di esenzione, rivedendo i ticket e non aggiungendone altri. Constatiamo che, nonostante gli sforzi organizzativi fatti per contenere le liste di attesa, il problema permane e resta una criticità pesante per le famiglie. Per questo servirebbero maggiori risultati subito, mettendo in sinergia i servizi territoriali e predisponendo percorsi organizzativi diversi e programmati per chi effettua accertamenti per esigenze di prevenzione o di controllo periodico (attraverso la medicina di iniziativa e lo sviluppo dei servizi territoriali)”.

Insomma: fate qualcosa, chiedono i sindacati. “Il momento delicato che vive la nostra regione imporrebbe di parlare e misurarsi nei contenuti, quindi obbligherebbe la politica a superare le zuffe di cortile, per occuparsi dei problemi della popolazione umbra, in sofferenza da anni. Il sindacato, per quanto nelle sue possibilità, è pronto a dare il proprio contributo”. Il giorno è arrivato. E ha portato con sé la grandine.

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