OSSERVATORIO di Marco Regni | Post Covid, quando uno slog vintage - Umbria bella e sicura - fa centro!

“Ciao Marco, come va? ad agosto sono in vacanza dalle tue parti, mi aspetto qualche suggerimento su cose da vedere e dove comprare prodotti umbri buoni” questo è solo uno degli ultimi messaggi inviatimi da molti amici fuori regione conosciuti in anni di attività lavorativa o formativa fuori dall’Umbria. Non mi era mai capitato in precedenza che tanti amici organizzassero le loro vacanze brevi e medio lunghe nella nostra regione e mi chiedessero indicazioni su posti da visitare o località minori in cui passare giorni di relax e buon cibo. Non c’è dubbio che l’Umbria si sia conquistata nei mesi di luglio e agosto il titolo di meta turistica italiana d’eccellenza insieme alla “regina” Sicilia e per un certo tipo di turismo alla “Puglia”.

Non un turismo massivo legati a grandi eventi ,impossibili a causa emergenza covid19, ma un turismo diffuso e costante che ha toccato e sta toccando tantissimi borghi della nostra regione dove si moltiplicano eventi piccoli e medi capaci di attrarre turisti e far scoprire loro le bellezze e il buon vivere della nostra regione. Lo avevo scritto nel primo articolo per Perugiatoday ( https://www.perugiatoday.it/politica/osservatorio-marco-regni-covid-percezione-realta- umbria-come-lombardia-contagio.html ) , lo slogan “Umbria cuore verde d’Italia - bella e sicura” poteva essere “vintage” ma sicuramente aveva il pregio della chiarezza,
della semplicità e dell’efficacia.

Ancora una volta nella comunicazione vince l’unione fra semplicità e brand emozionale sedimentato nei ricordi delle persone, insieme al concetto di sicurezza che è stato davvero l’arma vincente per attrarre i turisti italiani e anche stranieri. La ricerca di Unioncamere pubblicata lo scorso luglio ha mostrato come per il 31% degli italiani la scelta della meta turistica della vacanza sia stata legata al “concetto di sicurezza” rispetto al contagio Covid19 e che l’Umbria sia fra le regioni con la crescita maggiore di presenze turistiche. Le due programmazioni di spot TV prima a maggio proprio il giorno di riapertura della libera circolazione all’interno delle regioni (siamo stati la prima regione che ha scommesso sulle proprie potenzialità) e poi a giugno dopo le polemiche insulse legate al famigerato RT0 che poteva danneggiare il buon lavoro precedente, hanno davvero colpito nel segno.

Queste due campagne di promozione TV sono state poi rafforzate in maniera corretta ed intelligente r anche su canali tematici TV, sulla stampa dedicata di settore e rafforzate con un’altra campagna chiamata “Estate 2020” iniziata a luglio che si è avvalsa anche dell’uso di molteplici interventi ed azioni anche nel campo web e social anche per supportare, con l’apertura delle frontiere nazionali dell’area UE, l’in-coming turistico dai paesi europei, attraverso azioni di comunicazione verso le aree di maggiore interesse turistico per l’Umbria quali il Regno Unito, Francia, Belgio e Olanda, puntando su campagne on line e social.

Scelte ampiamente ragionevoli in termini di strategia e marketing promozionale. Non lo dice solo la ricerca di Unioncamere richiamata inprecedenza ma anche la cronaca dei quotidiani regionali di questi giorni: “Al parco di Colfiorito le stelle fanno il tutto esaurito”, “Stregati dal Pozzo Etrusco – turisti in fila per la visita. Oltre 400 ingressi al giorno. Si allunga l’orario di accesso”, per continuare con “Orvieto, primi segnali di ripresa salgono le visite al pozzo San Patrizio. +7,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”, “Museo di San Francesco a Montefalco +28% di visite rispetto alla stessa settimana dell’anno precedente”, “Turismo, strutture verso il sold out per ferragosto – Urat lago trasimeno”. Questi sono solo alcuni degli articoli degli ultimi giorni.

Ovviamente parliamo del periodo di luglio agosto, anche perché la libertà di movimento fra regioni come ricorderete è scattata solo il 3 giugno scorso e dopo due mesi di lockdown c’è voluto del tempo per riprogrammare le proprie mete turistiche o liberarsi dalla paura psicologica di muoversi in altre regioni. Rimane il fatto che gli spot , lo slogan da alcuni un po' sbeffeggiato e la scelta di puntare sull’Umbria “bella e sicura” hanno fatto centro e occorre riconoscerlo. Da questa crisi e dalla capacità di riscatto e promozione dell’Umbria dovremo trarre degli insegnamenti per il futuro e per la prossima stagione estiva. Ci sarà modo e tempo per riflettere adeguatamente ma è certo che l’Umbria dei 100 borghi nei prossimi anni dovrà riuscire a tirar fuori tutte le sue numerose potenzialità attrattive. Occorrerà anche chiudere velocemente nella nostra regione la partita del digital divide che colpisce ancora troppe zone del nostro territorio regionale nonostante gli ingenti investimenti del passato.

L’Umbria e i suoi borghi possono diventare non solo un grande attrattore turistico ma anche valorizzare un fenomeno emerso nel periodo dell’emergenza, la fuga dalle metropoli iperurbanizzate e la voglia dei piccoli borghi pur continuando a lavorare. Un fenomeno interessante e che è destinato a protrarsi nel tempo perché la paura di nuove ondate pandemiche di questo o altro virus spingerà piano piano a scegliere luoghi di vita a più bassa densità abitativa. Il lavoro in smartworking verrà sempre più utilizzato tanto nel settore pubblico che in quello privato e l’Umbria può diventare meta di manager, dirigenti, quadri, funzionari e lavoratori della PA e del privato, e di luoghi di ricerca, innovazione tecnologica e laboratori del privato. Soggetti e attività che possono decidere di fare dell’Umbria la meta di una vita
diversa rispetto ai grandi agglomerati urbani.

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Tutto questo determinerà molte opportunità per la nostra regione e anche qualche rischio, quel che è certo è che per riuscire a giocarci al meglio le nostre carte sul turismo, sulla promozione territoriale e su molto altro, occorre che l’Umbria dia slancio alla copertura digitale in modalità “banda larga” del suo territorio,soprattutto nelle zone più marginali. In merito a queste prospettive ritengo utile e vi suggerisco una riflessione dell’ottimo Dario Di Vico che ben si addice alla nostra regione pubblicata lunedì 9 agosto sul Corriere della Sera e che potete leggere a questo link: ( https://www.corriere.it/editoriali/20_agosto_09/aree-interne-sviluppo-inatteso-9c80a4c4-da80-11ea-a147-258d96344201.shtml ). L’Umbria infatti può essere considerata, tutta intera, l’AREA INTERNA d’Italia… non a caso ne è il suo cuore verde e al suo interno ci sono molte aree interne dalle mille potenzialità di sviluppo. Spetta a noi umbri essere in grado di valorizzarle e farne leva di sviluppo e benessere economico e sociale.

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