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IL BLOG di Franco Parlavecchio | La lotta politica non si fa a colpi di aule giudiziarie ma in Parlamento o nelle piazze

Un silenzio imbarazzante sta accompagnando lo scorrere di intercettazioni telefoniche che hanno un sapore misto di onnipotenza e tristezza. Questo non è il ritratto un po’ naif di qualche rappresentante istituzionale malato di potere anche un po’ grossolano, ma un apparato che gioca in maniera disinvolta con le basi di una democrazia troppo spesso zoppicante.

Quando si sorpassano i limiti imposti dalla nostra Carta Costituzionale sulla separazione dei poteri come principio giuridico fondamentale di uno Stato di diritto e di una sana democrazia liberale, sarebbe opportuna una forte presa di posizione di tutto l’arco politico a garanzia di un chiaro principio di legalità e di generale indipendenza degli organi dello Stato.

Magari una dichiarazione comune di tutti i leader politici, rappresentanti di qualsiasi colore partitico, per combattere insieme qualsiasi abuso di potere o fenomeno di corruzione. Possibilmente accompagnata da una chiara presa di posizione da parte del Presidente della Repubblica, finora ancora troppo tiepido nella sua doppia funzione di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura.

Chiedo troppo? Se da una intercettazione telefonica risulta che un rappresentante di un partito democraticamente eletto viene colpito perché, indipendentemente dal suo comportamento, andrebbe comunque bastonato sul piano giudiziario per esclusivi motivi ideologici... Dobbiamo ricordarci che tutti dovrebbero difendere il diritto di chiunque ad avere delle idee, giuste o sbagliate che siano, diverse o uguali alle nostre.

La lotta politica non si fa a colpi di aule giudiziarie ma in Parlamento o nelle piazze, anche aspramente, con la forza della dialettica e delle proposte. Ciò che sta venendo fuori dalle intercettazioni telefoniche non è una novità italiana perché anche in passato qualcuno ci è già cascato. Ma è storia che i nostri anticorpi democratici, formati anche da una classe dirigente di un altro livello, ci abbiano rimesso sulla giusta strada. 

Ora ne siamo ancora capaci? Un paese liberale deve avere delle basi molto solide che non possono essere ribaltate da spacconate in salsa tricolore, perché le vittime cambiano a seconda dei periodi. Un giorno capita a Matteo ed il giorno dopo a Nicola.  Ma i veri perdenti di questo gioco d'azzardo hanno sempre lo stesso volto, il nostro.
 

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