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Cari fascisti, cari compagni: ma quale cippo della Marcia su Roma... è solo un segnale stradale

La straordinaria storia di un antico cippo stradale che prima da destra e poi da sinistra è stato considerato un "reduce" della Marcia su Roma. Ecco che invece abbiamo ricostruito un'altra verità. Quel presunto cippo fascista fu addirittura restaurato dal Comune e della Pro-Ponte nel 1999. Povera Perugia che ancora si divide tra rossi e neri nel 2015

La straordinaria storia di un antico cippo stradale che prima da destra e poi da sinistra è stato considerato un "reduce" della Marcia su Roma. Ecco che invece abbiamo ricostruito un'altra verità. Quel presunto cippo fascista fu addirittura restaurato dal Comune e della Pro-Ponte nel 1999. Povera Perugia che ancora si divide tra rossi e neri nel 2015.

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di Giampiero Tasso* giornalista

La storia del cippo dei ceppi, quello della commemorazione presunta, della Marcia su Roma, in verità è un semplice cippo e nemmeno l'unico lungo la strada che da Ponte Gan Giovanni riporta al bivio con la strada Tuderte, all'incrocio con il vecchio Etoile 54, per i nostalgici del ballo. Ve lo dico subito e lo dico per i tanti ceppi che si sentiranno attapirati: quei cippi di marmo bianco indicavano semplicemente la strada, memoria dei disagi che i marciatori su Roma dovettero subire. Cippi messi ad ogni incrocio con indicazioni stradali. I vecchi del posto se li ricordano ancora, come ricordano la fine che fecero dopo la guerra, rapinati non per insulto al fascimo, ma ottimi per le costruzioni di case e stalle.

Immaginiamo ora le strade del 1922 per andare a Roma. Sterrate e difficili, la prima vera strada asfaltata, che il regime chiamerà autostrada, è quella dei Laghi ed è del 1924. Esistono pochi mezzi per il trasporto. C'era il Fiat 15, una sorta di autocarro ibrido, una sorta di vettura furgonata, gomme piene e la fantastica velocità di 40 km/h. Qualche macchina, Alfa Romeo 20, roba da ricchi, la Ansaldo 4B che ospitava fino a sei passeggeri, la Bugatti Torpedo Tipo 28, pochissime moto e biciclette, una marea di carrozze e botticelle e tanto piedibus, ma tanto. Il tempo per spostarsi era relativo.

L'avvocato Dante Magnini ricorda ed appunta tutto in un libro straordinario: Perugia nell'Età della Patria (1915/1940), edito nel 1995 da Volumnia, 280 pagine, 17 euro il costo.

L'avvocato Magnini racconta come le camicie nere arrivarono a Perugia, come si radunarono, dove, la tensione con la Prefettura e i pochi militari, l'occupazione dei telegrafi e degli edifici, la grande notte di veglia, la messa la mattina della partenza, i crocchi di persone, la loggia della Vaccara. Usa una frase bellissima per indicare la partenza delle camice nere verso Roma: all'italiana, ognuno per sé e Dio con tutti, piccoli gruppi che partirono ognuno scegliendo la propria strada, il proprio mezzo, il proprio passo.

I capi presero il treno a Sant'Anna, di quella ferrovia che, alla faccia dei tempi moderni, era stata elettrificata da Terni ad Umbertide già dal 1907.

Dante Magnini ricorda che, mancando ogni indicazione, lungo le strade che portavano a Roma dal capoluogo, furono posizionati dei cippi (Magnini le chiama a dire il vero stele) di marmo bianco dove erano riportate le indicazioni delle città vicine ed ovviamente Roma.

Le stele, il nostro cippo della discordia, ricorda Magnini furono posizionate alla periferia di Perugia, lungo via Assisana a Ponte san Giovanni, all'intersezione di due strade, una che portava alla principale via Tuderte e l'altra verso Ponte Valleceppi, l'altra all'incrocio con via Tuderte, come detto prima, per non sbagliare strada. Il cippo dell'ignomina stradale è ancora lì.

Nessuna rievocazione della grande impresa delle camice nere, nessuna arroganza fascista dell'impresa, semplici informazioni stradali che non esitevano, senza nessun logo del fascio, senza nessuna scritta del duce, senza nessun impegno di voler rievocare l'impresa, ma semplici indicazioni stradali che fino a quel giorno non esistevano. Anche l'altra all'incrocio tra via dei Loggi e Via tuderte esiste ancora, acciaccata e sbattuta in terra spesso da automobilisti corrivi (informazione preziosa di Umberto Maiorca).

Tanto perchè era roba fascista, nel 1999 l'amministrazione di sinistra di Perugia insieme alla Proponte, restaurano quello stesso cippo dei ceppi.

Sarebbe un bel problema spiegare come nella Perugia, democratica ed antifascista, di Renato Locchi, si fosse pensata la restaurazione accurata del cippo dei ceppi.

Per piacere della storia vi ho spiegato la storia, ringrazio l'amabile lettura del libro dell'avvocato Dante Magnini, fattami da un uomo straordinario come Enzo Marcaccioli.

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