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Blog di Parlavecchio - Uno Stato che non garantisce la certezza della pena non può fare sconti a Riina

In questi giorni si riparla di una vecchia conoscenza: Totò Riina.    Si discute sulla possibilità che sia rimandato a casa a causa di una malattia non curabile. Gli si offre l’opportunità di una morte dignitosa. Ed è proprio questa la nota dolente:   perché garantire una morte dignitosa a chi ha lasciato una scia di sangue e dolore lunga diversi chilometri?

Le discussioni su facebook si stanno sprecando tra garantisti a tutti i costi e giustizialisti pronti all’esecuzione diretta. Ciò su cui vale la pena soffermarsi però è il fatto che a Riina saranno garantite comunque tutte le cure; non vedo motivo perché ciò non possa avvenire in carcere, come per altri detenuti semplici e sconosciuti.

Ma non posso fare a meno di domandarmi perché debba pagare anch'io i suoi trattamenti medici, magari a discapito del servizio di altri. Qualcuno afferma che lo Stato debba avere una visione diversa, piu’ alta, di pietà nei confronti di chiunque, delinquente e non. Potrei anche concordare qualora lo Stato garantisse il rispetto della legalità e la certezza della pena; fin quando non ci saranno queste condizioni essenziali non credo sia possibile essere buonisti.

E poi, sarei pronto a scommettere che se Riina, o altri personaggi che si sono distinti non certo per una buona condotta nella vita, uscissero dal carcere, probabilmente sarebbero curati con le tecniche più innovative ed i comfort più moderni. Tutto ciò di cui non ha diritto un cittadino semplice con uno stipendio normale o magari disoccupato che ha deciso di non ricorrere alla scorciatoia della malavita ma solo all’unica arma dell’onestà, condita di dignità. Ma forse Riina è diventato un' istituzione, considerato che neanche il correttore del mio computer lo considera un errore…

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