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La storia: "Io, laureata, ma volevano farmi vendere creme per migliorare le prestazioni sessuali"

Una lettera aperta, sincera, di un giovane come tanti: la sua è una storia che fa sorridere e indispettire, riflettere e pensare a quanto sia tortuoso oggi un cammino verso una realizzazione professionale che spesso disattente i sogni e le speranze di tanti ragazzi in cerca di un futuro

"Ciao sono Marianna, 30 anni, disoccupata a metà.. sì, a metà perché attualmente la mia unica occupazione fissa è fare degli extra come cameriera in un ristorante e sinceramente, ringrazio non so chi, per avere almeno questa piccola entrata che mi permette di pagare l’affitto mensile".

Inizia così la lettera di una giovane perugina giunta alla nostra redazione, che testimonia la difficile condizione del lavoro oggi, tra strane proposte ricevute, ad altrettanti curiosi oggetti da vendere, ecco come si barcamena una trentenne (con tanto di laurea) per riuscire a reggersi con le proprie gambe e riuscire a sbarcare il lunario. 

Una lettera aperta, sincera, di un giovane come tanti: la sua è una storia che fa sorridere e indispettire, riflettere e pensare a quanto sia tortuoso oggi un cammino verso una realizzazione professionale che spesso disattente i sogni e le speranze di tanti ragazzi in cerca di un futuro. 

"Ho finito gli studi perfettamente in corso, ho fatto un classico 3+2, più precisamente sono laureata in Scienze dell’Educazione, facoltà piuttosto sottovalutata ma che in realtà forma delle persone veramente fondamentali per la nostra società.. del resto ci occupiamo della società stessa, del disagio di coloro che non riescono a viverla serenamente, di coloro che hanno debolezze e difficoltà, ci occupiamo della reintegrazione di soggetti con problematiche varie all’interno della società.. ed infine, ma di certo non meno importante, ci occupiamo anche dell’educazione dei bambini più piccoli, che si sa sono il futuro della nostra società. Ma mi chiedo: quale futuro? Quale futuro spetta a questi bambini che un giorno saranno grandi e avranno a che fare col mondo del lavoro?

Beh, a me è aspettato questo: una volta laureata, dopo un mese di totale “dolce far niente” comincia la mia irrefrenabile ricerca di un lavoro nel mio campo, dopo tanti investimenti fatti, care tasse universitarie, libri universitari, affitti e bollette pagati tutti regolarmente (e salatamente aggiungerei), bene. E’ il mio momento. E’ il mio turno, tocca a me, ho pensato.. è il momento di far vedere agli altri, ma soprattutto a me stessa quanto valgo come educatrice sociale.

Comincia la ricerca! Annunci nel mio campo che richiedono un’età non maggiore ai 29 anni.. ok ci sono.. ma no! Ma come? Un’esperienza di almeno 3-4 o addirittura 5 anni nel campo dei disabili? Ed io come faccio ad aver maturato tanta esperienza se ho da poco finito l’università e non ho ancora iniziato? Ma soprattutto se una studentessa abbastanza diligente finisce l’università mediamente a 25 anni, come fa ad avere 5 anni di esperienza e meno di 29 anni?

Vado avanti. Cerca e ricerca, tutti la stessa richiesta.. esperienza maturata di almeno tot. anni. Il tempo passa. Qual è la strada più breve per “arrangiarsi”?! Faccio la cameriera, nel frattempo guadagno qualche soldino ma comunque continuo a cercare. Ed ecco che arriviamo ai VOUCHER, i famosi VOUCHER.. lavori, lavori, lavori, 7/8 ore al pubblico, sempre sorridente, vai a farti pagare e “guarda, ti do un voucher che ti copre un’ora lavorativa e il resto a nero ok?!” ok perfetto! Tanto tra te e te, pensi che è solo una piccola parentesi della tua vita e che presto finirà, stringi i denti e vai avanti. Passano i mesi e niente, ancora niente. Si avvicina l’estate, perché non fare un lavoro stagionale?! Hai più garanzie, vieni pagato di più e sei più tutelato.

Partiamo.. lontana da tutti, amici, famiglia.. lontana da casa. Tre mesi di 12/13 ore al giorno,  per non parlare del mese di agosto, dove arrivavo a toccare anche le 15 ore lavorative. Decido di fare la stagione in un hotel, mai scelta fu più azzeccata. Vi chiederete perché.. beh, perché mi sono resa conto che so adattarmi davvero a tutto: donna delle pulizie, lava piatti, aiuto cucina.. Al momento della paga a fine stagione lavorativa, vengo a scoprire che non sono stata “dichiarata” nemmeno un giorno.. io rimango scioccata, allibita, non riesco a parlare, mi tremano solo le mani. .davanti a tanta naturalezza del mio datore di lavoro nel dirmi una cosa del genere, come se io fossi scema e stessi parlando di chissà cosa. Prendo i miei soldi, vado via e cancello dalla mente questa brutta esperienza, tanto è come se in quell’Hotel non ci fossi mai stata, non essendo mai stata registrata con un contratto.. in tutto ciò, essendo completamente a nero, non posso nemmeno annotare la mia esperienza lavorativa nel mio curriculum vitae.

Arriva “Garanzia Giovani”, progetto nazionale a favore dei giovani (da 18 a 29 anni) per entrare nel mondo del lavoro.. paga mensile di 450 euro, per un contratto full time, quindi 8 ore al giorno, per 6 mesi.. buonissime probabilità di essere assunti a fine progetto.

Proviamo! Certo.. lo faccio, 450 euro sono pochi? Cosa importa.. in settimana fai le tue 8 ore al giorno, ogni giorno e il fine settimana, per arrotondare, qualcosina come cameriera tanto lo trovo sempre. Passano i 6 mesi, esperienza bellissima, i miei colleghi mi adorano, stanno per scadere i 6 mesi, vengo chiamata dalla cooperativa di riferimento, si apre un nuovo capitolo della mia vita.. ed invece “signorina, grazie per aver svolto Garanzia Giovani con noi, ci può scrivere una relazione di fine tirocinio?!”

E così, finisce anche questo sogno.. lavoro qualche giorno in un bar, qualche giorno in ristorante, ogni volta un ambiente nuovo da conoscere, colleghi nuovi ai quali rapportarsi, strumenti di lavoro sempre nuovi e ti sembra di impazzire.

Il “cerco e trovo” ormai, nella sezione lavoro, non ti consola più.. chiami un annuncio dove cercano una cameriera di sala e ti senti chiedere: “sei bella?!”, al quale non so rispondere se non con un: “mio padre dice di sì!” (avevo accanto mio padre in quel momento).. “Ma quanto sei bella però?!” “che taglia porti?!” ed io: “ma di cosa?! Di mutande?!” e ti senti dire: “Signorina scusi ma qui stiamo cercando una cameriera bella, spigliata, seria ma che ci sappia fare coi clienti.. insomma.. seria ma simpatica.. mi ha capito?!”

Andiamo avanti.. “segretaria per importante azienda in espansione”.. wow! Mi piace! Chiamo: “che azienda siete?!” “beh, ecco, noi vendiamo creme per l’allungamento del pene.. e per migliorare le prestazioni sessuali..” e la prima risposta che mi viene da dare, in questo caso, è: “ma davvero c’è gente così sciocca che compra queste cose?”

Arriva il punto in cui smetti di cercare, smetti di crederci, non hai un motivo per svegliarti la mattina, o perlomeno non hai quel motivo che avresti sempre voluto.. e allora che faccio? Me lo creo io un motivo, possibilmente che non richieda spese economiche perché non me le posso permettere.. metto una tuta, vado al parco, infilo le cuffie nelle orecchie, parte la musica e parto anch’io, corro, corro, corro e non ci penso.. e penso che in fondo sono fortunata e che  posso godere della bellezza di una corsa al parco e che di lamentarmi della mia situazione lavorativa pessima ho tempo anche stasera, dentro di me, giù, in fondo al mio petto, mentre porto un piatto al tavolo 12.

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