STORIE E' poverissimo e va avanti con i buoni della spesa solidale: ma non può ottenere il reddito di cittadinanza

La protesta di un 65enne davanti all'Inps di Perugia: "Da gennaio 2019 sono ormai senza reddito dopo la fine della precedente occupazione"

Eri povero per ottenere il reddito d’inclusione? Chissà. Ora non lo sei abbastanza per quello di cittadinanza. Ecco le ragioni della protesta di Alexandru. Che, quanto a povertà, potrebbe vincere una gara di rilievo nazionale. Ha smesso di riscuotere l’indennità di disoccupazione dal mese di gennaio dello scorso anno e chiede pertanto il reddito di cittadinanza. Gli basterebbe per bollette, affitto e per fare un po’ di spesa.

A gennaio 2019 gli scade la disoccupazione, dopo aver perso il lavoro, e rimane dunque senza reddito. Ha 65 anni e le opportunità di lavoro sono evanescenti. Che fare? Naviga nella miseria più nera, senza che nessun “navigator” gli funga da faro tra i flutti della povertà. Lo hanno mollato i servizi sociali e la speranza di avere qualcosa si scioglie come neve al sole perché l’Inps gli comunica che il suo reddito del 2018, ossia di quando lavorava, è troppo alto. “Già – dice lo sventurato – ma adesso non lavoro più e dovete guardare la situazione attuale, non quella di quando me la cavavo”. “Io speriamo che me la cavo”, scriveva nel tema quel ragazzino
raccontato nel libro di Marcello D’Orta. Ma per Alexandru non c’è verso di cavarsela. Dura lex, sed lex. Nessun sussidio gli spetta.

E lui dà fondo ai pochi soldi messi da parte, poi cerca aiuto dove può. Rimedia un po’ di buoni attraverso Spesa Solidale, tanto per non morire di fame. E dire che l’assessore al sociale, una sera al Circolo del Tempobono, ci aveva detto di aver dato lo stop alle donazioni perché i magazzini erano pieni e non si aveva dove mettere gli alimenti. Se avanza qualcosa, c’è dove metterlo. Alexandru ha la dispensa deboluccia.

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Alexandru, dunque, mette in piedi una protesta: fa l’uomo sandwich sotto la sede dell’INPS. Deve arrivarci “a pedagna”, perché non ha i soldi per il biglietto del pullman. D’altronde, non se la sente di scroccare un viaggio. Che volete farci? È onesto! Rara avis… ma non vola. Decolla invece, e sale agli astri, la rabbia di chi assiste impotente a questa ingiustizia. Ricordando l’aureo brocardo: “Summum ius, summa iniuria”.

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