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Cronaca

Comune troppo precipitoso nell'ordinare l'abbattimento delle querce: condannato a pagare le spese processuali

I giudici amministrativi hanno dato ragione alla ricorrente: bastava potare le piante per eliminare i pericoli

Il Comune ordina l’abbattimento di alcune querce per motivi di sicurezza, ma la proprietaria del terreno fa ricorso al Tribunale amministrativo regionale dell’Umbria per salvare le piante.

La donna, difesa dall’avvocato Alessandro Longo, ha citato in giudizio il Comune di Montecastrilli, e un vicino di terreno, rappresentato dall’avvocato Cristina Rinaldi, chiedendo l’annullamento dell’ordinanza sindacale che prevede “l’urgente abbattimento piante pericolose” dopo un accertamento della per del pericolo per “l’incolumità pubblica e privata delle piante di quercia”.

La signora contesta la legittimità del provvedimento in quanto adottato “senza la previa comunicazione di avvio del procedimento, nonostante dall’esposto del vicino fossero trascorsi cinque mesi, ed in mancanza del grave pericolo tale da rendere urgente l’abbattimento” e per non aver rispettato la legge regionale sulla tutela degli alberi e della flora spontanea e del territorio. Al provvedimento mancherebbe anche il “parere obbligatorio della Comunità montana” e non sarebbero state prese in considerazione “soluzioni tecniche alternative”.

Il presidente del Tar “ha accolto l’istanza di misure cautelari interinali subordinatamente all’effettuazione dell’intervento di potatura secondo le modalità indicate nella perizia tecnica presentata da parte ricorrente”.

In vista della discussione del merito, la ricorrente ha poi rappresentato “di avere raggiunto con la parte controinteressata una generale e complessiva intesa sulla regolamentazione dei rapporti di vicinato e che in tale ambito è stato pure raggiunto, nei loro rapporti interni, un accordo circa la compensazione delle spese del presente giudizio”.

I giudici amministrativi hanno dichiarato, quindi, la cessazione della materia del contendere, ma hanno condannato il Comune al pagamento delle spese perché “non ha tenuto conto della disponibilità di soluzioni tecniche alternative rispetto alla più onerosa misura dell’abbattimento delle piante”.

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