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Spigolature cittadine - Perugia è fatta a scale, chi le scende e chi… le sale

Il calendario 2021 di Tom (al secolo Mario Tomassini) s’ispira al noto adagio

Perugia è fatta a scale, chi le scende e chi… le sale. Il calendario 2021 di Tom (al secolo Mario Tomassini) s’ispira al noto adagio... che parla genericamente di “mondo”.

La preziosa efemeride si apre con una citazione della poetessa perugina Maria Lorvich. “Scalinate, scalette, salitone / ’na piazza piana ’n corso e pu altre scale / scalettine, gradini, discesone / vigoletti ’n salita e poche piane…/ Ma sta città è proprio tutta scale?”.

Pare di sì. Almeno a chi – come l’Inviato Cittadino e Mario, principe dei dermatologi col pallino della grafica – l’ha percorsa per anni tutta a piedi e vorrebbe che altri lo facesse. Per una conoscenza esaustiva della conformazione storica e urbanistica della Vetusta. Per recuperare identità.

Dopo un’affettuosa nota di Mimmo Coletti, i mesi si dipanano come i grani un artistico rosario, intriso di amore e d’ironia.

Ieri e oggi fusi da una poetica narrazione, svolta fin dal prologo di copertina, coniugando gli archi e le scalette di una volta con le (mai troppo lodate) scale mobili che consentono un’immobile ascensione.

Si comincia coi Priori e la Vaccara, e con la citazione del poemetto “Vaccareide” di Don Pavana. Poi le scalette di Porta Trasimena, la Canapina e San Benedetto, col matrimonio fra etrusco e medievale. Quindi, in aprile, la Cupa e il Campaccio, Sant’Ercolano e via Scura (alzi la mano chi la conosce!). In Luglio le scalette del Paradiso, che è un miracolo se le spunti arrivando vivo a Porta Eburnea. In Agosto le scalette dei Vibi, sotto Palazzo della Penna, ricordando che una volta vi si fecero (sacrileghe) pubbliche latrine. In settembre si scende da via Appia che domina la Conca e poi via Piacevole (che tanto piacevole non è) e quindi il Poggio, che approda a San Francesco al Prato: vi abita l’attrice e cantante Mariella Chiarini, ci giocò da bambino il poeta Claudio Spinelli, scendendo dalla soprastante via dell’Arco.

A chiudere, se fiato vi resta (ma si possono percorrere in discesa!) le Prome a tre rampe e due tornanti.

Il tutto a colori o a pennarello. E l’umanità? Compare in dimensione divertente e divertita. Alle scalette di San Luca, due donnine spettegolano. Per Sant’Ercolano spuntano uomini, donne e freghini. In via Scura una rossa compita e un ragioniere intessono discorsi di soldi o di sesso. Una donnetta, un po’ discinta, forse una cocotte (ma esistono ancora?) si affaccia su via Vibi. Lungo via Appia risale un prete e scende una popolana. Una straniera alle Prome aspetta un pappagallo. Questa è la varia umanità che popola il mondo colorato di Tom.

Ma c’è anche cultura, camuffata nelle spiritose didascalie: citazioni poetiche, notizie attinte da guide urbane e dall’immancabile “Caro Viario” della Zappelli. Ma sempre senza spocchia, perché la cultura è tale se c’è, ma non si vede.

Grazie, Mario, per questo dono che continui a realizzare con cocciutaggine e fede persuasa nella città che, come si dice, di dette i natali. Giù, in Borgo XX Giugno, trovando poi l’amore al Crocevia. A distanza di poche centinaia di metri, ma troppi per tuo nonno che esclamò: “Potevi anda’ più lontano a piglialla!”.

Quella città nella quale ti riconosci: dura come il travertino e morbida come la musica di Ciccillo, e le serenate del Pòr Amato e Nicosia (diceva Spinelli). Sempre, e comunque, intrisa di autoironia. Che è un modo per volere bene sul serio. Senza prendersi troppo sul serio.

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