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INVIATO CITTADINO Vittorio Emanuele II si scopre figlio di un macellaio

La tesi è sostenuta, fra gli altri, dal professor Gian Biagio Furiozzi, storico dell’Università di Perugia

Vittorio Emanuele II, a due secoli dalla nascita, si scopre figlio di un macellaio. La tesi è sostenuta, fra gli altri, dal professor Gian Biagio Furiozzi, storico dell’Università di Perugia.

Lo studioso osserva: “Sono tornate a circolare le supposizioni che il primo Re d’Italia non fosse in realtà figlio di Carlo Alberto”.

Quali le pezze d’appoggio?

“Il 16 settembre 1824, scoppiò un incendio nella villa fiorentina di Poggio Imperiale, dove dormiva il piccolo Vittorio Emanuele. Pare che la combustione alla zanzariera della culla fosse stata involontariamente provocata dalla balia Teresa Zanotti”.

Come andarono le cose?

“Teresa si prodigò per salvare il bambino e riportò ustioni tanto gravi da morirne dopo qualche giorno”.

Quali le prove?

“Sull’episodio esiste un verbale, redatto dal Commissario del Quartiere di S. Spirito”.

E quale fu la sorte del bambino?

“Nonostante il materasso bruciato a metà, il bambino, dopo pochi giorni, risultò completamente sano. Ma ai fiorentini parve impossibile che il piccolo fosse uscito illeso da un simile incidente e si cominciò a spettegolare”.

Quale la natura del pettegolezzo?

“Risulta che un macellaio, tal Gaetano Tiburzi, ebbe a lamentare la scomparsa del figlioletto e, a distanza di poco tempo, si arricchì inspiegabilmente, arrivando ad acquistare un intero palazzo dove aprì un nuovo esercizio”.

Si potrebbe pensare, dunque, a una dazione di denaro per tenere sotto traccia la “sostituzione”?

“È verosimile”.

Poi cosa accadde?

“La vita del piccolo Vittorio Emanuele (quello ufficiale) scorse senza particolari problemi, ma il sospetto di una sostituzione in culla restò nell'aria e tornò a circolare quando egli crebbe”.

Cosa non tornava?

“Il padre Carlo Alberto era alto più di due metri, così come il figlio minore Ferdinando. La moglie Teresa era bella e slanciata, e in famiglia erano tutti di tratti molto aristocratici. Vittorio Emanuele era invece alto solo 158 centimetri, aveva lineamenti pesanti e la carnagione rubizza”.

E come carattere?

“Era alquanto rozzo e restò per tutta la vita piuttosto ignorante, odiando lo studio e preferendo la caccia e la vita di campagna. La sua amante, poi moglie morganatica Rosa Vercellana, era analfabeta, ma con lei Vittorio Emanuele si trovava assai bene. Perfino Massimo D’Azeglio era un convinto sostenitore della sostituzione”.

Altri elementi a sostegno della tua tesi?

“Qualche anno fa, una famiglia di Arezzo, i Verecondi, cominciò a sostenere di essere discendente di Vittorio Emanuele, raccontando che il bambino, gravemente ustionato e sfigurato, non morì, ma venne curato e sopravvisse. Il piccolo fu affidato alla nobile famiglia Serristori, sempre controllato con vivo interessamento dai Savoia che ne pagavano il mantenimento, e dal vescovo di Arezzo Albergotti, che scelse per lui il nome di Fausto Verecondi”.

Quale fu il suo destino da grande?

“Vittorio Emanuele, quello adottivo, diventato adulto, condusse vita regolare, si sposò, ebbe cinque figli. Attraverso i rami della genealogia, giungiamo fino al discendente attuale, Umberto Verecondi, dai tratti somatici aristocratici: biondo, occhi azzurri, alto quasi due metri”.

Le somiglianze tra la famiglia Verecondi e la casa Savoia sono solo una coincidenza? L'altezza e i tratti del Vittorio Emanuele II “ufficiale” possono essere solo il frutto di un (brutto) scherzo della genetica?

“Nonostante i tentativi di minimizzare la cosa, il fatto storico sembra troppo ben circostanziato per essere soltanto un’invenzione. Se lo scambio nella culla fu immaginato o reale probabilmente non si saprà mai. A meno che gli attuali discendenti Savoia non accettino di effettuare un test del DNA”.

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