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IL PERSONAGGIO - Chi è Alfredo Mattiroli, l'umbro-svizzero che è andato a "caccia di sogni" nella moda per oltre 35 anni

Presenterà a Pitti Uomo il libro che riassume i momenti più belli della sua carriera, trascorsa vedendo crescere i grandi nomi della moda

Alfredo Mattiroli, svizzero di origine ma perugino d’adozione da oltre 40 anni, sarà in questi giorni presente alla 101ma edizione di Pitti Uomo. Manifestazione cult della moda italiana alla quale non è mai mancato.

Il nostro concittadino, infatti, sarà a Firenze per presentare il suo libro “Cacciatore di sogni: una vita spericolata nella moda”, editore Rubettino in collaborazione con Istituito Italiano Design, che racchiude i suoi 35 anni di attività come head hunter nel mondo della moda internazionale. La prefazione del libro è stata curata da Maria Grazia Chiuri, direttrice artistica e stilista di Dior.

“Vengo da una famiglia svizzera e italiana - racconta Mattiroli a Perugia Today - dedita da generazioni alla tessitura della seta. Ho fatto scuole e università italiane e svizzere con una laurea HC presa a NY come premio per i risultati importanti che ho portato nelle esportazioni di aziende italiane. Dopo aver diretto come Direttore Commerciale e Generale primarie aziende della Moda tra cui in Umbria: Icap,Ginocchietti e IGI, 35 anni fa ho fondato la Mattiroli Associati, una delle prime aziende internazionali nel mondo del fashion sia come consulenze strategiche che come Head Hunter. Fummo secondi in Italia nel campo Moda.

Questa Società dal 2018 continua la sua vita sotto le ali della più importante società di ricerca al mondo, la multinazionale olandese Randstad ,che l'ha scelta in Italia per aprire il dipartimento Professional Fashion & Luxury gestito dalle mie figlie Barbara e Cristina”.

Come mai nel suo libro si professa “Cacciatore di sogni”?

“Ho avuto la fortuna di vivere l’evoluzione della Moda dell'Haute Couture al Pret a Porter, dai sarti alla confezione, da una distribuzione nazionale, ad una europea e poi mondiale, non ultimo il mercato cinese. Ho visto l’evoluzione da una nazione, l’Italia, pura produttrice a façon a basso prezzo, a mercato che produce il lusso made in Italy, da tutti adorato.

Ho conosciuto tutto il mondo in diretta, sono stato vicino a ragazzi che iniziavano a fare gli stilisti e li ho visti crescere, da Armani a Ferrè, da Moschino a Versace, a piccole aziende oggi colossi come Cucinelli o Monclair. Ho visto centinaia di sfilate in tutto il mondo, partendo dalla prima storica negli anni 60 a Palazzo Pitti, che fu la rampa di lancio del Made in Italy. Ho conosciuto migliaia di clienti in tutto il mondo, ma specialmente le diversità dei mercati in diretta. Ecco perché ‘cacciatore di sogni, i miei sogni sono realizzati e goduti ancora oggi a 83 anni!”.

Bene, un bel traguardo: crede che la moda potrà essere un fattore trainante per uscire dalla pandemia?

“Purtroppo, paradossalmente, in Italia non esiste una scuola pubblica destinata al mondo della maglieria. Qui non esiste un perito industriale per la maglieria. Spesso i posti nella moda non vengono considerati di nessun valore, ma oggi una modellista brava può guadagnare molto bene. Per i periti confezionisti che escono da scuola e sono già esperti esiste solo una scuola a Padova. Con Antia, Associazione tecnici della confezione, abbiamo promosso nelle scuole un master nelle zone di Padova, Milano e Brescia perché oggi mancano persone nel nostro settore per 35.000 posti vuoti: parlo di maglieristi ma anche di programmatori di macchine, di direttori…tutte le figure professionali del settore. Mi auguro che questa tendenza si possa invertire”.



 

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