Intitolazione di una strada al nome e alla memoria di Alfredo De Poi

La Commissione toponomastica del Comune di Perugia chiude coi fuochi d’artificio. Intitolazione ampiamente meritata, sollecitata da associazioni e da privati che quel personaggio conobbero e stimarono

De Poi nel suo studio, in Accademia, coi disegni donati dalla vedova dello scultore perugino Aroldo Bellini

Dulcis in fundo, l’intestazione di una strada, dedicata al nome e alla memoria di Alfredo De Poi. La Commissione toponomastica del Comune di Perugia chiude coi fuochi d’artificio. Intitolazione ampiamente meritata, sollecitata da associazioni e da privati che quel personaggio conobbero e stimarono.

Chi fu Alfredo? Politico, intellettuale di vaglia, economista, artista, uomo di vasta e generosa cultura. Fino da giovanissimo, De Poi percorse una brillante carriera politica nazionale e internazionale. Credette convintamente nell’idea di Europa, mentre all’epoca questa era da molti avversata o guardata con diffidenza.

Alfredo De Poi era nato a Perugia, il 7 novembre 1945. Elementari alla Enzo Valentini, a due passi da casa, poi il liceo classico Mariotti e l’università a Palazzo Murena, dove si era laureato in giurisprudenza con Giuliano Amato. A chi si congratulava per “la strada” che aveva fatto, Alfredo (dotato di grande senso dell’autoironia) rispondeva scherzando che da casa sua alla Valentini e a Palazzo Murena, non lontani da via Innamorati, di strada ne aveva fatta ben poca.

Aveva intrapreso fin da giovanissimo l'attività politica, ricoprendo incarichi a livello nazionale ed internazionale nei gruppi giovanili della Democrazia cristiana. Era stato al Parlamento europeo e al Consiglio d'Europa. Nel 1976 l'elezione a deputato della VII legislatura nel parlamento italiano, riconfermato nel 1979. Nel 1983 fu eletto presidente della Ueo, l'Unione europea occidentale.

Lasciata l'attività politica, De Poi è stato dirigente di Telecom Italia e, dal 1991 al 1999, presidente della Camera di Commercio di Perugia. Col pensionamento, avvenne il ritorno alle giovanili passioni artistiche e culturali: attitudini che si tradussero anche nella chiamata alla  prestigiosa Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci”, in cui Alfredo De Poi ricoprì il ruolo di presidente della Fondazione. E alla cui statizzazione si adoperò fattivamente e non senza difficoltà, spianando la strada al traguardo oggi raggiunto.  

Se mi è lecito proporre un ricordo personale, fu Alfredo a sostenere la mia nomina ad accademico d’onore della “Pietro Vannucci”. Quando mi schernivo dicendo: “Ma non so fare una O con un bicchiere!”, mi rispose: “Te lo meriti, te lo dico io!”. Di quell’onore e di quella stima gli serbo riconoscenza.

Alfredo condivideva col sottoscritto notizie e novità: la foto in pagina – che gli scattai personalmente nel suo studio in Aba – lo ritrae coi disegni donati all’Accademia dalla vedova dello scultore perugino Aroldo Bellini. Opere che era andato a ritirare personalmente e che mi mostrò in anteprima. Dopo il congedo dal lavoro, Alfredo si dedicò attivamente, e fattivamente, alla pittura e alla scultura, vocazioni che l’intensa attività pubblica gli aveva fatto tenere in disparte.

Fu saggista e poeta: nel 1969 aveva pubblicato “Macchie di luce” (Volumnia) e nel 1979 “L'ultimo viaggio di Candido” (Umbria Editrice). Era dotato di una sensibilità e di un’intelligenza non comune. Coniai, all’epoca, la battuta “Alfredo ha una marcia in più: ti fa sentire piccolo… nel modo giusto!”.

Privilegiò la cura della famiglia: adorava la moglie, Maria Chiara Radi, e i figli Tommaso e Sebastiano. Uomo attento al mondo civile e culturale, De Poi si circondò di amici fidati ed estimatori affettuosi. Chi scrive ebbe la fortuna di essergli sodale e di intrattenere  con lui un’interlocuzione leale e costante. L’Accademia del Dónca, su mia iniziativa, gli dedicò in memoriam, in Sala dei Notari, un commosso ricordo con l’intervento degli amici Mario Roncetti, Mario Roich, Paolo Nardon.

Era il 17 agosto del 2010, quando Alfredo morì improvvisamente. Avevamo deciso di andare insieme, qualche giorno dopo, all’amata manifestazione “Scultori a Brufa”. Come tutti gli anni, per poi fermarci a discutere d’arte e di Perugia. Perugia che oggi lo ricorda con immutato compianto, come uomo colto e generoso. Una perdita incommensurabile non solo per i suoi cari, ma per tutti noi. La città d’Euliste lo omaggia con questa intestazione. Facendo onore anche all’operato della Commissione che lo ha deciso.

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