Il portale del Maitani non era nato per Palazzo dei Priori ... un'ipotesi credibile

Come spiegare quelle immagini esplicite e provocatorie? Per il professor Fratini potrebbe trattarsi di aggiunte legate a un processo di “laicizzazione”

Forse non ci avete fatto caso, ma le fiancate lapidee del portale del Maitani propongono immagini esplicite e provocatorie. È uno dei misteri di quest’opera straordinaria e c’è forse una spiegazione. Che è questa: il portale è riciclato e non era nato per stare lì ma, probabilmente, sul versante della cattedrale verso la Fontana Maggiore.

Prima osservazione: avete mai notato che le due trifore soprastanti il portale sono state “amputate” nella parte a contatto con l’arco? Con danno certamente estetico, se non anche statico. Potrebbe essere una prova del fatto che il portale sia stato “adattato” all’edificio. Forse seguendo l’idea del senese Ambrogio Maitani che ne curò il progetto e l’esecuzione.

Com’è noto, la lunetta contiene le statue dei tre santi Lorenzo, Ercolano, Costanzo, ma sono copie, eseguite dal formatore Vincenzo Cappelletti, mentre gli originali sono esposti in Galleria.

Il grande Portale, con l’aggiunta di leoni e grifi che soggiogano (diciamo così!) i vitelli, in quel luogo sta bene. Ma in origine leoni e grifi non c’erano. Come forse non c’erano i gigli, stemma degli Angiò.

C’è chi sostiene che quel portale fosse stato realizzato per la cattedrale, sul versante che apre in piazza IV Novembre, per essere montato sotto le logge di Braccio. Ma l’orientamento della chiesa venne mutato, spostando l’ingresso in piazza Danti e ci si trovò con un portale “d’avanzo”.

A questo punto, il prezioso manufatto sarebbe stato utilizzato nel palazzo comunale, per il quale era un po’ grosso: da qui il taglio delle due trifore a contatto.

Furono probabilmente aggiunti i rilievi che alludono alle funzioni dei Priori. Ma ancora non bastava. Era necessario laicizzarlo in maniere più evidente. Da qui l’aggiunta di Grifi e leoni e, soprattutto, di quelle due fasce laterali in adiacenza al portone che vennero istoriate con figure provocatorie se non esplicitamente oscene. A parere di Corrado Fratini, che al portale ha dedicato un importante volume, potrebbe trattarsi di aggiunte legate a un processo di “laicizzazione” di quel portale, un tentativo di “desacralizzarlo” dalla sua primigenia destinazione in cattedrale.

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Se il lettore avrà voglia di sincerarsene, potrà verificare “de visu” figure di putti che mostrano il sedere o i genitali ed altre simili amenità. Insomma: una provocazione giocosa e irriverente, anche un po’ sguaiata. Un consiglio: si vedono meglio in foto che dal vero.

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