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Il Coronavirus nuoce gravemente al cinema da vedere e da produrre, parola di Daniele Corvi e Francesca Vittoria Renda, esperti di settore

Il Coronavirus nuoce gravemente al cinema da vedere e da… produrre. Le sale sono deserte, e questo è un fatto. Tanto che la distribuzione sta tenendo nel cassetto i film in uscita, per evitare che i bassi numeri possano far pensare a un flop.

Ma c’è di più. La Vetusta e l’Umbria rischiano di perdere due grosse produzioni cinematografiche internazionali che hanno scelto come location le sue strade, le sue piazze. Oltre alla sua gente, da utilizzare come comparse e figuranti.

Ce ne dà notizia Daniele Corvi, persuaso cinefilo, inventore e direttore artistico della Kermesse “Love Film Festival” di cui è prossima la sesta edizione. Corvi è un esperto che sta seguendo passo passo l’iter della Fondazione Umbria Film Commission, oltre a costituire un sicuro punto di riferimento per le istituzioni locali a livello di produzione. Una consulenza che – ad avviso dell’Inviato Cittadino – andrebbe formalizzata con un incarico speciale, ampiamente meritato.

Dice: “Le riprese di un film importante dovevano iniziare ai primi di marzo, ma sono state (si spera momentaneamente) rinviate. Era tutto pronto: dai sopralluoghi alla pre-produzione”.

“Analoga sorte – ricorda Corvi – sta toccando a una seconda produzione già ai nastri di partenza”.

Sentiamo il parere in proposito della consigliera comunale Francesca Vittoria Renda, con delega alla produzione multimediale: “Questa situazione va gestita con accortezza, ma senza dannosi allarmismi. Siamo stati proprio noi italiani a ingenerare negli stranieri l’errata convinzione che si tratti di un’epidemia catastrofica”.

La consigliera comunale di Lista Civica Blu aggiunge: “Basterebbe attenersi alle normali regole di prudenza e prevenzione per evitare la diffusione del virus, ma anche per rimuovere la non meno deleteria convinzione che l’Italia sia il brodo di coltura dei virus più terribili”. Parole ispirate a buon senso e a seria preoccupazione per le ricadute economiche sul territorio locale e nazionale.

Ma c’è di più. Anche il corso di economia declinato al femminile, giunto ieri alla sua conclusione, prevedeva la consegna dei diplomi con una solenne cerimonia alla Sala della Vaccara il giorno 6 marzo. Ma è stato tutto annullato, data la preoccupazione ingenerata dal fatto che sarebbero dovuti giungere da Milano illustri personaggi del mondo economico e culturale. I diplomi alle corsiste sono stati consegnati nell’ultima lezione del corso, senza la gratificante ufficialità che avrebbe conferito valore aggiunto all’esperienza formativa.

Insomma: a dirla con franchezza, la produzione culturale risulta la prima vittima di questo assurdo ambaradan. Tanto che proporrei di ascrivere a reato perfino la definizione di “virale”, attribuita a notizie e filmati di grande successo. Perché il virus – è ormai acclarato – porta decisamente male.

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