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Visitabile al Decohotel, per tutta la durata di Umbria Jazz, la mostra fotografica di Saulo Scopa

Saulo è figlio d’arte e si esprime con una pluralità di linguaggi: dalla fotografia (“preferisco la pellicola”, afferma), al cortometraggio (col quale ha vinto premi di prestigio), alla letteratura

Aperta al DecoHotel di Ponte San Giovanni, per tutta la durata di Umbria Jazz, la mostra fotografica di  Saulo Scopa, che propone fotografie e cortometraggi. Saulo è figlio d’arte e si esprime con una pluralità di linguaggi: dalla fotografia (“preferisco la pellicola”, afferma), al cortometraggio (col quale ha vinto premi di prestigio), alla letteratura. Àmbito a proposito della quale l’antropologa ed estetologa Maria Luciana Buseghin dichiara trattarsi di affabulazioni che ricordano modalità di scrittura di ascendente alto, come quella di Dino Buzzati.

Bruno Mohorovich, critico d’arte e scrittore, propone interessanti chiavi di lettura della  produzione di Saulo Scopa. Le tematiche dominanti sono legate ai temi dell’identità, del tempo nel suo dipanarsi dell’avventura esistenziale, offrendo spaccati sociali e umani di notevole rilevanza antropologica.Incrocia arte e società il riferimento al MEP (Movimento per l’Emancipazione della Poesia) con la proposta di tele e carte sulle quali Scopa agisce per sottrazione, cancellando termini e passaggi, fino a raggiungere una quintessenziale sintesi poetica.

Le fotografie in mostra attraversano cicli come “La notte” (1990), “Fermo al semaforo” (1994), “Ombre rosse” (2004). Una serie di appunti di viaggio di un fotografo insonne che traguarda una realtà con occhio irrituale e incantato. Mi ha specialmente impressionato l’installazione “Uno di questi giorni partirò” (2004) costituita da tre grandi collage su cartone acrilico con incollati i giorni del calendario che cadono, a segnare  l’inarrestabile e misterioso fluire del tempo come simbolo della precaria caducità dell’esistere. Una valigia appoggiata a terra fornisce l’idea della partenza desiderata, a lungo rimandata, nell’attesa di un evento che forse non verrà. Brandelli di poetiche riflessioni in una sintesi fascinosa di modalità narrative.

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