Dal 2018 altri comuni umbri con la tassa di soggiorno. La rivolta dell'ex sindaco: "Errore strategico: vi spiego perchè..."

Riceviamo e pubblichiamo dal consigliere regionale Claudio Ricci una analisi sull'errore nell'applicare, in Umbria, la tassa di soggiorno anche dopo l'effetto scaccia-turisti del sisma del 2016.

Riceviamo e pubblichiamo dal consigliere regionale Claudio Ricci una analisi sull'errore nell'applicare, in Umbria, la tassa di soggiorno anche dopo l'effetto scaccia-turisti del sisma del 2016.

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di Claudio Ricci

In Umbria, dal primo giorno del 2018, arriva, in alcune città, la tassa di soggiorno. In altri comuni già esiste. Un errore strategico grave. Soprattutto in questa fase dove ci sono “segnali” positivi dopo il terremoto. Nelle strutture ricettive gli ospiti saranno informati sulla nuova tassa (e avranno un impatto d’immagine negativo). Nelle aziende ci sarà un costo maggiore per la gestione. I grandi tour operator, se potranno, eviteranno i luoghi con la tassa di soggiorno. Per le medie aziende l’impatto negativo inciderà sino a un posto di lavoro (in meno). Su Internet i clienti individuali, e le famiglie, se potranno la eviteranno scegliendo altre mete. Se i turisti pagano la tassa di soggiorno spendono meno in negozi e servizi nel territorio. I comuni che la applicano non hanno approvato un piano, in accordo di programma, per spenderla solo per lo sviluppo del turismo.

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Le categorie sono “tiepide” anziché protestante vivamente. Bisognerebbe fare l’opposto: promozioni e sconti (almeno per alcuni prodotti turistici), più qualità dell’accoglienza, sviluppo delle reti commerciali anche Internet e meno tasse per le attività turistiche. Nel 2020, al governo della Regione Umbria, lanceremo l’azione “Umbria Free” per liberare la Regione da ogni tassa di soggiorno sostenendo i comuni che non la applicano con progetti per sviluppo e promozione del turismo.

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