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Boom incontrollato delle tasse locali, è allarme: "E' un salasso e le imprese sono allo stremo"

Secondo lo studio della Confcommercio, tra il 2011 e il 2014, le tasse locali sono cresciute dai 28,7 miliardi del 1995 ai 104,7 miliardi del 2014

Più che tasse, un salasso. Parola della Confcommercio della provincia di Perugia. "Gli ultimi dati elaborati dal nostro Ufficio Studi confermano la drammatica verità che le imprese vivono ogni giorno: le tasse locali sono più che raddoppiate in 10 anni e oggi abbiamo una pressione fiscale così alta da rendere impossibile sostenere i timidi segnali di risveglio della nostra economia”. Il presidente Giorgio Mencaroni commenta così l’ultimo studio Confcomercio-Cer su pressione fiscale e spesa pubblica.

Secondo lo studio, tra il 2011 e il 2014, le tasse locali sono cresciute dai 28,7 miliardi del 1995 ai 104,7 miliardi del 2014, e in media ogni famiglia italiana spende 4.200 euro per tasse locali. Le tasse locali, in particolare, sono più che raddoppiate in 10 anni, visto che sono passate dal 2,9% del Pil al 6,5% e che incidono per il 14,8% sul totale dei tributi e contributi (erano al 6,9% nel 1995). 

Una crescita dovuta al taglio dei trasferimenti a cui non ha corrisposto una analoga riduzione della pressione dal centro, che è anzi cresciuta, passando dal 22,7% del Pil nel 1995 al 23,6% nel 2014. Con la conseguenza di aumentare la pressione fiscale complessiva: dal 42,2% del Pil nel 1995 al 43,8 nel 2014. Dalla ricerca emerge anche che le tasse sugli immobili sono più che raddoppiate negli ultimi tre anni: tra il 2011 e il 2014 gli italiani hanno pagato 31,88 miliardi di tasse sugli immobili (+115,4%). La cifra non è destinata a scendere nel 2015.

Sui contribuenti italiani – denuncia lo studio Confcommercio – pesa oggi il rischio di una ulteriore stangata fiscale da 72 miliardi di euro nel triennio 2016-2018, se dovessero scattare le clausole di salvaguardia contenute nella legge di stabilità 2015, che potrebbero far aumentare, tra l’altro, anche le aliquote Iva, con pesanti conseguenze per tutti i cittadini consumatori. 

"Le tasse e la spesa pubblica sono cresciute costantemente negli ultimi anni - aggiunge Mencaroni - e bisogna interrompere questo circolo vizioso, in cui non c’è traccia di un miglioramento dei servizi a fronte dei maggiori oneri per i contribuenti.  La ripresa deve essere sostenuta da politiche di rilancio della domanda, che partano da una riduzione generalizzata, progressiva e sostenibile della pressione fiscale. Esattamente il contrario di quello che vediamo in Umbria, ad esempio, dove ci sono amministrazioni comunali che oggi pensano di ripianare i bilanci introducendo l’imposta di soggiorno, che l’esperienza dimostra essere solo un freno al turismo e dunque dannosa per l’economia del territorio”. 

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