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Lunedì, 27 Maggio 2024
Economia

Super bonus 110 cancellato nel 2023 dal Governo Meloni , a rischi i conti pubblici, Costruttori e professionisti: "Scelta sbagliata: ecco perchè"

De Luca (5Stelle): "Chiediamo con forza alla presidente Tesei di rompere il silenzio e prendere posizione al fianco di imprese e cittadini umbri di fronte alla sciagurata decisione del governo"

Il Governo Meloni sempre più in linea, su alcune scelte di crescita e sviluppo, con il Governo Monti. Un caso su tutti: il super-bonus 110 per restaurare case e condomini dopo il rischio di ulteriore debito pubblico, il blocco dei crediti da parte delle banche e anche il fenomeno dei furbetti che hanno sfruttato l'opportunità senza portare al termine il cantiere. Il Ministro Giorgetti ha decretato lo stop totale a sconto in fattura e cessione del credito per i nuovi interventi edilizi (non quelli già avviati che vanno avanti con l'iter classico). Resta solo la strada della detrazione d’imposta. Il rischio, anche secondo Eurostat, era di "impatto diretto sul debito pubblico". Il Governo, dopo la strategia del Governo Conte, ha dovuto mettere un freno e dei cambiamenti forti e immediati per evitare un buco di bilancio considerato pericoloso.

Ma questa decisione non è né indolore e soprattutto non è stata minimamente concertata con le associazioni di categoria delle costruzioni e della professioni che ruotano intorno alla progettazione degli immobili da rilanciare. E' anche difficile rinunciare ad un provvedimento - forse sopra le forze del sistema economico italiano - che ovviamente aveva portato benefici ad un settore in crisi ormai da un decennio: quello dell'edilizia. L’effetto boom rappresentato dal Superbonus che tra il 2021 e il 2022 ha consentito alle imprese del comparto di tornare ad assumere e investire. Ora tutto è destinato a ridimensionarsi dopo l'allame sui conti del Paese. 

“Con le scelte improvvise e, secondo noi, contraddittorie prese ieri dal Governo, le imprese delle costruzioni vedono nero nel proprio futuro! – esclama Emanuele Bertini, presidente regionale di CNA Costruzioni -. Non abbiamo protestato quando il Superbonus è stato ridotto al 90%. Non siamo nemmeno contrari a un’eventuale ulteriore riduzione di cui si è parlato più volte. così come non avremmo alcunché da obiettare all’ipotesi di spalmare il recupero dei crediti fiscali in un numero di anni maggiore rispetto a quelli attuali. L’unica cosa sulla quale abbiamo sempre insistito è stata quella di far ripartire la cessione dei crediti verso gli intermediari finanziari, che, di fatto, ha rappresentato la chiave di volta per la partenza di centinaia di migliaia di cantieri, dando la possibilità di accedere agli incentivi anche ai cittadini meno abbienti che, altrimenti, non avrebbero avuto le risorse necessarie ad anticipare i costi delle ristrutturazioni. La cedibilità dei crediti ha anche consentito a molte micro-piccole imprese del settore, che non avrebbero avuto le forze per applicare lo sconto in fattura, di poter a loro volta lavorare”.

Pur capendo tutte le paure manifestate dal Governo sui rischi per il debito pubblico legate al gran numero di Cilas approvate al 31 dicembre 2022, Pasquale Trottolini, responsabile regionale della categoria, ha criticato il metodo adottato dal Governo per prendere il provvedimento: "Sul piano del metodo, invece, contestiamo fortemente la decisione del ministro Giorgetti di assumere una decisione con effetti così importanti senza aver fatto prima un passaggio con le associazioni delle imprese, con le quali si sarebbero potute valutare alternative o migliorativi rispetto a quanto invece è stato deciso”.

Il Cna inoltre denuncia ulteriormente che il decreto "adottato non ha risolto il problema enorme del blocco dei crediti maturati su lavori già ovviati o realizzati. Su questo il governo Meloni conferma lo stesso atteggiamento del precedente, e non ci sembra giusto – conclude Pasquale Trottolini –, se non altro alla luce delle promesse fatte in campagna elettorale”.

Fortemente critico con  il Governo Meloni è Paolo Moressoni, a nome del Consiglio dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Perugia, che interviene sul decreto adottato dal Governo, già pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che sancisce la fine dei Superbonus: "È evidente che quest’ultimo provvedimento conduce alla fine della tormentata vicenda della moneta fiscale, ormai quasi fuori corso, che sancirà il fallimento di migliaia di imprese, fornitori e studi tecnici. Si era aperto uno spiraglio grazie all’iniziativa di alcuni enti pubblici che avevano iniziato ad acquistare i crediti per risolvere, almeno localmente, le difficoltà che stanno vivendo cittadini e l’intero settore delle costruzioni, ma come un fulmine a ciel sereno arriva il divieto. Infatti tutte le pubbliche amministrazioni, comprese nell'ambito di un perimetro molto ampio, non potranno essere cessionarie di crediti di imposta legati ai bonus casa”.

Il prima linea anche il capogruppo dei 5Stelle a palazzo Cesaroni, Thomas De Luca, che difende il super-bonus del Governo Conte che aveva prodotto occupazione e permetteva di mettere in sicurezza case ed edifici. E non solo era in chiave ricostruzione sismica un volano per la ripartenza: "La destra al governo ha preso una decisione gravissima che rischia di tradursi in un vero e proprio disastro. Per questo chiediamo con forza alla presidente Tesei di rompere il silenzio e prendere posizione al fianco di imprese e cittadini umbri di fronte alla sciagurata decisione del governo Meloni. Una scelta che può avere effetti tragici su 500 imprese a rischio fallimento e 2.700 lavoratori, ma anche bloccare la ricostruzione post sisma. Il Superbonus ha rappresentato un importante motore per la ricostruzione nei comuni del cratere. Solo lo sconto in fattura in Umbria ha generato tra il 2021 e il 2022 circa 1 miliardo di euro solo con il Superbonus 110% e circa 2 miliardi con gli altri bonus". 

Le associazioni di categoria stimano che la cifra dei debiti incagliati in Umbria si aggiri intorno alla cifra di 250 milioni di euro. "Una cifra - ha concluso De Luca - che la Regione Umbria potrebbe pienamente acquistare in compensazione e nei limiti della sua capienza fiscale e contributiva. Il blocco dei crediti può avere un impatto sull'economia potenzialmente devastante e ci chiediamo cosa vuole fare la presidente Tesei visto che il suo stesso partito sulla difesa del Superbonus a tutela di aziende e lavoro aveva incentrato l'ultima campagna elettorale delle politiche. Una volta tanto la presidente Tesei faccia sentire la propria voce, difenda le imprese e i cittadini dell'Umbria, batta i pugni sul tavolo anzichè chinare il capo per l'ennesima volta di fronte alle bugie del suo partito".

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