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Nell'azienda-lager cinese a Perugia: senza contratto, senza orari, costretti a vivere come 'polli' in gabbia

Non pagano tasse, non rispettano le regole e il benessere dei loro lavoratori - spesso clandestini e rigorosamente assunti in nero - in questa maniera battono la concorrenza del made in Italy potendosi permettere prezzi dopati al ribasso

Un esposto anonimo inviato a tutte le forze dell'ordine della città e alla Polizia Municipale su alcune presunte anomalie ad un impianto di riscaldamento di una ditta tessile a Santa Andrea delle Fratte ha permesso di portare alla luce una sorta di azienda lager dove si lavorava anche 12 ore al giorno, clandestini e persino richiedenti asilo erano impiegati in nero - solo uno assunto regolarmente - e come se non bastasse tutto questo erano stati realizzati dei dormitori promiscui dove passare la notte o le poche ore di riposo. Scoperti anche una cucina fatiscente e due bagni in condizioni igieniche drammatiche. Nonostante le immense ricchezze incamerate negli ultimo vent'anni, alcuni imprenditori cinesi continuano a mettere in piedi aziende-lager dove si sfruttano lavoratori e non si pagano le tasse dovute allo Stato che li ospita. 

La scoperta è stata fatta da una task-force formata da Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Polizia Municipale e Vigili del Fuoco e personale dell’Asl. I poliziotti hanno scoperto 6 camere ricavate all’interno di un soppalco dove erano stati organizzati 14 giacigli occupati, in quel
momento, da sei cittadini cinesi 4 donne e due uomini. Nei locali al piano terra c'era un locale adibito a cucina in pessime condizioni igieniche e due bagni, dei quali uno privo di aerazione oltre ad un altro dormitorio, ricavato in un locale privo di aerazione e promiscuo ad uno spazio attiguo e comunicante adibito a magazzino.

Dalle verifiche effettuate dal Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro e dal personale dell’Ispettorato territoriale del lavoro è emerso che tra tutte le persone presenti nel laboratorio, solo un cittadino cinese del ’76 risultava regolarmente assunto. Il titolare e la moglie - cinesi anche loro - sono stati denunciati a piede libero per concorso in impiego di cittadini stranieri irregolari nonché per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Inoltre l'uomo è stato indagato per resistenza a pubblico ufficiale per essersi sottratto al controllo allontanandosi dall’azienda senza tornare dandosi così alla latitanza. 

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