In 5 anni in Umbria aumento delle tasse dell'81%: record di spese nei comuni

Indagine choc di Cna che ha analizzato tutti i maggiori comuni dell'Umbria per capire quante tasse in più sono state fatte pagare ai cittadini, e quali le città più care. E nonostante tanti sacrifici i municipi spendono ancora di più

Un aumento vertiginoso delle entrate tributarie dei Comuni, che dal 2009 al 2013 sono cresciute dell’81% a fronte di una riduzione dei trasferimenti statali del 38%; una spesa corrente incrementata del 13% e spese per investimenti ridotte del 28%. È questo, in poche parole, il quadro che emerge dall’indagine commissionata da Cna Umbria al centro studi Sintesi, condotta sui bilanci previsionali di 18 comuni della regione.

Il dato più allarmante è proprio quello relativo al prelievo fiscale, impennatosi soprattutto con l’avvento dell’Imu, ma non solo. Nel 2013 il prelievo pro-capite sui cittadini è pesato su tutti, in particolari per gli abitanti di Città della Pieve, il Comune più esoso sui 18 analizzati. A fronte di questa impennata del prelievo fiscale da parte dei comuni, che in termini assoluti equivale a un incremento delle tasse, variamente composto, pari a 168milioni di euro, la ricerca rileva che i trasferimenti da parte dello Stato sono diminuiti complessivamente 95milioni di euro: in pratica una differenza positiva di 73milioni di euro, che non giustifica imposte così elevate.

Andando nel dettaglio delle imposte, risulta che l’Imu ha pesato per 473 euro su un abitante di Città della Pieve, che conserva il primato di Comune più «esigente», mentre i cittadini meno vessati, si fa per dire, sono stati quelli di Narni, che hanno pagato mediamente 160 euro. Sul fronte dell’Irpef le cose non vanno meglio: con l’abolizione del divieto per gli enti locali di aumentare le aliquote delle addizionali, il gettito dei Comuni è aumentato del 35% in due anni, passando dai 39milioni di euro del 2011 ai 53 del 2013, con una quota massima di 109 euro per abitante applicata dal Comune di Perugia e una minima di 54 euro per i cittadini di Fabro, mentre l’unica amministrazione a non aver applicato l’addizionale Irpef è quella di Assisi, nonostante rientri tra i Comuni con le maggiori entrate tributarie.

E se i cittadini sono chiamati sempre più a far fronte alle esigenze di cassa degli enti locali, nei Comuni non vi è cenno a una riduzione significativa delle spese correnti. Infatti, pur con qualche eccezione, la spesa corrente cresce mediamente del 13%, anche qui con differenze sensibili da comune a comune (+ 39,9% a Foligno, + 1% a Città di Castello). E se tali aumenti possono essere imputati in alcuni casi alla gestione «in house» di alcuni servizi, ad esempio quello della raccolta dei rifiuti, è pur vero che i comuni fanno molta fatica a risparmiare. Se togliamo una lieve riduzione delle spese per il personale, dovuta essenzialmente alla mancata sostituzione di dipendenti andati in pensione, le spese sostenute per acquisto di beni e servizi crescono quasi ovunque, segno inequivocabile della necessità di revisione non solo delle piante organiche delle amministrazioni locali, ma anche di tutta la gestione dei servizi.

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Le spese che diminuiscono maggiormente però sono quelle per investimenti, calate del 28,4%, sebbene nel 2013 si sia registrata un’inversione di tendenza. “Alla luce dei risultati dell’indagine e in vista delle prossime elezioni amministrative – ha affermato Roberto Giannangeli, direttore di Cna Umbria - presentiamo le nostre proposte in tema di imposizione fiscale locale, che verranno discusse in una serie di incontri su tutto il territorio regionale e presentate ai candidati a sindaco nelle diverse città umbre”.

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