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La grande fuga dall'Umbria, anche la Semitec se ne vuole andare: 115 rischiano il posto

E' ancora la crisi economica a dare preoccupazioni ai sindacti sulla situzione industriale regionale, anche la Semitec di Massa Martana potrebbe trasferire la produzione fuori Umbria data la riorganizzazione in corso

Una crisi che si amplifica ogni giorno di più, specialmente quando le riorganizzazioni industriali lanciano allarmi, così come quello della Rsu Fiom-Cgil e Fim-Cisl della Semitec di Massa Martana, che esprime una forte preoccupazione per la riorganizzazione aziendale presentata dalla dirigenza nel corso dell'incontro nazionale con i sindacati che si è svolto lo scorso 17 settembre.

La riorganizzazione prevede due diverse azioni da intraprendere: un ricorso a ammortizzatori sociali per circa il 40% del personale oggi in forza a livello nazionale (220 su 552), e un trasferimento della sede principale dell'azienda da Massa Martana a Roma che dovrebbe riguardare 80 dei 115 dipendenti in forza in questo sito.

La Semitec non è l'unica situazione problematica in una regione come quella umbra, già particolarmente colpita dalla crisi, trasferire la sede principale di un'azienda non significa solo spostare 80 posti di lavoro da Massa Martana a Roma, ma significa mettere in ginocchio un indotto e sacrificare altri posti di lavoro, in un territorio che si vede pian pian spogliare di produzioni che nel tempo sono diventate parte del tessuto sociale ed economico. Semitec è infatti un'azienda che ha come core business il settore delle installazioni e manutenzioni degli impianti radianti per la telefonia mobile che nasce dalla fusione nel 2012 tra Semitec S.R.L. e Emicom Service S.R.L., le quali a loro volta nascono rispettivamente nel 2009 e nel 2007 da due diversi rami d'azienda usciti da Emicom S.R.L., azienda nata e cresciuta nel territorio di Massa Martana e che ha lasciato "in eredità" alle sue "due figlie" la sede storica di Loc. Colle 91/A.

Per le due sigle sindacali la decisione del trasferimento è arrivata "in modo unilaterale senza alcun confronto e senza alcuna possibilità da parte dei lavoratori e dei loro rappresentanti di esprimere una opinione sulla nuova ubicazione e sull'impatto che questa decisione può avere sullo stile di vita di circa 80 lavoratori interessati. Se teniamo poi conto che il trasferimento si inserisce in un contesto in cui, dopo sei mesi di cassa integrazione ordinaria, l'azienda chiede anche l'apertura di una procedura di cassa integrazione straordinaria con un impatto, per la sola sede di Massa Martana, che si avvicina al 50% della forza lavoro qui dislocata, questo forse aiuta a farsi un'idea della drammaticità della situazione".

I sindacati hanno chiesto un intervento alle istituzioni locali e regionali per intervenire su questa battaglia che non può essere portata avanti solo a livello sindacale, ma deve avere anche il supporto di chi ha responsabilità di governo, locale e non, ma dopo un primo incontro col sindaco di Massa Martana, siamo in attesa di sviluppi che tardano ad arrivare.

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