Corciano, il lavoro non a chiacchiere: niente tassa per chi rioccupa un capannone industustriale

Operazione eccezionale per una amministrazione comunale umbra: nessun altro Comune l’ha fatto. Corciano apripista. Assessore Franco Baldelli: "Vogliamo favorire l’insediamento di nuove imprese e stimolare la ripresa occupazionale"

L’esenzione triennale dal pagamento della Tari  a quelle imprese che rioccupano capannoni industriali dismessi, utilizzati in precedenza da altri. Il beneficio, contenuto nella delibera approvata dalla Giunta del Comune di Corciano su proposta dell’assessore al Bilancio Franco Baldelli e che verrà discussa e votata il 19 maggio prossimo nella seduta del Consiglio Comunale, rappresenta sicuramente il primo del genere adottato in Umbria da un’amministrazione locale.

L’obiettivo è stimolare, o almeno contribuire, ad un recupero nella voglia di far impresa, ad un’iniezione di fiducia e speranza di invertire un trend ormai difficile da sopportare, oltre a rientrare nella facoltà dei Comuni, di stabilire riduzioni, agevolazioni ed esenzioni senza soglia massima, come prevede la legge di Stabilità, su una tassa, la Tari appunto (volta a finanziare il servizio di gestione dei rifiuti urbani e assimilati, applicata sugli immobili suscettibili di produrre rifiuti urbani, eccetto le superfici che producono rifiuti speciali – ndr), che già al debutto sta alimentando un vivace dibattito ed anche qualche timore. 

“Il nostro intento è favorire l’insediamento di nuove attività ed al tempo stesso stimolare la ripresa occupazionale. Sebbene il nostro tessuto imprenditoriale conservi, rispetto ad altri, tratti di vivacità – prosegue Baldelli – attraversandolo non è infrequente, soprattutto nella zona di Taverne, vedere che alcune attività non sono più operanti. Vogliamo cercare di cavalcare il concetto di ‘cambiamento’ per non farci schiacciare da quello di ‘crisi’, pur nella consapevolezza che si tratta comunque di un intervento di medio periodo”.

Per l’assessore, infatti “è da ripensare l’intero modello di sviluppo generale, circostanza che impone una riflessione ed un’azione molto più ampia. Già in passato – racconta – quando imprese storiche di spicco come Ellesse, Lafont, Lebole, espressione di questo contesto socio-economico, ebbero problemi si assistette ad un’evoluzione dello schema di riferimento, orientato verso piccole attività artigianali prima e commerciali poi”. Prima che il provvedimento passi al vaglio dell’Assemblea legislativa, anche il Sindaco Cristian Betti esprime una propria valutazione “è una operazione eccezionale – spiega – sia nella forma che nella sostanza. 

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Nessun altro Comune ci ha pensato finora. Si è agito su tre ordini di motivazioni, ripopolare l’offerta economica del contesto corcianese, dalle zone artigianali e quelle industriali, riqualificare il patrimonio edilizio esistente, in linea con quella visione di tutela e valorizzazione del paesaggio che aborre il consumo di nuovo territorio, creare plus valore per chi investe a Corciano, premessa per una ripresa occupazionale auspicata quanto mai necessaria. Ancora una volta – conclude con una punta d’orgoglio il primo cittadino – il nostro Comune è un apripista”.
 

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