Cronaca

Umbria, uccidere la propria moglie costa solo 16 anni di carcere: dopo 7 sei già libero

La Cassazione non ha modificato la sentenza di condanna per un umbro che ha ucciso nel 2012 a colpi di fucile la propria moglie all'interno di un appartamento. Il caso riguarda la morte della povera Marianna Vecchione

La sentenza è definitiva e fa male, molto male: uccidere una donna, anzi la propria moglie - quella che si dovrebbe amare e che si era scelta per viverci tutta la vita - con tanto di riconosciuto 'omicidio volontario' vale una pena di appena 16 anni. Il che vuol dire che il killer, in base alle leggi italiane, tra sette anni potrà fare richiesta della semi-libertà e ricominciare una vita (quasi) normale.

La Cassazione ha confermato la stessa condanna - che aveva lasciato perplessi già allora - del primo grado e poi del secondo (svolti rispettivamente a Terni e a Perugia) a riguardo dell'omicidio di Marianna Vecchione da parte del marito Giuliano Marchetti avvenuto nell'appartamento di famiglia in via Brodolini a Terni. Il rito abbreviato (e non solo) ancora una volta fa evitare una condanna dura.

Tra l'altro il marito in attesa del giudizio finale si trova attualmente agli arresti domiciliari e solo nei prossimi giorni sarà portato in carcere a distanza di 3 anni dall'omicidio. La difesa ha sempre ribadito che è partito un colpo dal fucile in maniera accidentale. 

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