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Covid, sono pochi ma anche in Umbria casi di sanitari no vax. La proposta: "Vietare l'ingresso nei reparti"

La vice-presidente del consiglio regionale Simona Meloni vuole imitare la puglia con un provvedimento ad hoc

Non c'è un numero preciso, non ci sono prese di posizioni pubbliche, ma anche in Umbria - come confermato in più occasioni dalla task-force regionale - ci sono operatori sanitari che non hanno risposto all'appello per vaccinarsi. Pochi ma ci sono e sono dunque potenzialmente pericolosi ai fini del contagio. Ma non si possono obbligare per legge. E allora come fare per ridurre al massimo i rischi in attesa che passi una legge a livello nazionale? Una proposta per l'Umbria arriva dalla vice-presidente del consiglio regionale Simona Meloni del Pd che vuole imitare la puglia con un provvedimento ad hoc. 

“E’ allarmante, anche nella nostra regione, il dilagare di casi di operatori sanitari no vax che, in virtù della loro decisione di non sottoporsi al trattamento vaccinale anticovid, si trovano ad infettare i pazienti delle strutture dove loro prestano servizio. Le Regioni – spiega Meloni – non possono decidere sull’obbligo vaccinale, in quanto la gestione delle emergenze sanitarie e delle pandemia spetta al Governo centrale. Le Regioni però possono deliberare, come ha fatto la Puglia, in merito all’accesso nelle strutture sanitarie".

Il Governatore Emiliano ha inserito tra i requisiti vaccinali per l’ingresso nelle strutture degli operatori anche la vaccinazione anticovid, purché la pratica di prevenzione sia prescritta in forma di obbligo o raccomandazione dalla legislazione statale, ovvero contenuta in disposizioni normative statali eccezionali e d’emergenza, oppure sia prevista da atti amministrativi nazionali, comunque denominati, diretti a favorire la massima copertura vaccinale della popolazione. Non risolve il problema e non mette in discussione il posti di lavoro dell'addetto sanitario no vax ma almeno protegge interi reparti. 

“Secondo la legge pugliese del 2018, la Regione deve individuare i reparti sensibili – aggiunge Simona Meloni – dove consentire l’accesso ai soli operatori che si siano attenuti alle indicazioni del Piano nazionale di prevenzione vaccinale vigente per i soggetti a rischio. Così, in particolari condizioni epidemiologiche o ambientali, le direzioni sanitarie ospedaliere o territoriali, sentito il medico competente, valutano l’opportunità di prescrivere vaccinazioni normalmente non raccomandate per la generalità degli operatori. Ritengo che questo – conclude Meloni – sia un provvedimento di civiltà, in grado di assicurare la tutela dei più fragili e il rispetto della salute altrui”.
 

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