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Il processo, restauro del Convitto di Assisi: "Lavori mai terminati, ma intascati 100mila euro"

Secondo la Procura di Perugia, i tre si sarebbero intascati ingiustamente oltre centomila euro, senza però terminare i lavori richiesti

Avrebbero dichiarato di aver terminato i lavori, senza però essere vero. È questa la colpa di cui si sarebbero macchiati, secondo la procura di Perugia, le tre persone che si sono occupate del restauro del Convitto di Assisi. Ad essere accusati di truffa in danno al Provveditorato alle opere pubbliche di Perugia sono l'allora direttore dei lavori, il legale rappresentante del consorzio appaltatore e un componente della commissione di collaudo.

In base alla tesi accusatoria, sostenuta dal pm Giuseppe Petrazzini, i tre avrebbero “attestato falsamente nel certificato di collaudo del 7 aprile del 2008 la corrispondenza dei lavori eseguiti presso il Convitto di Assisi”, riuscendo così ad “attestare la conclusione dei lavori commissionati e richiedendo il corrispettivo integrale”. “Attestando, inoltre, falsamente l'avvenuta completa esecuzione di quanto appaltato; emettendo i relativi certificati finali di collaudo”.

Insomma, secondo la Procura di Perugia, i tre si sarebbero intascati ingiustamente oltre centomila euro, senza però terminare, nello specifico, i lavori del piano interrato sulla “nuova separazione di Porte Rei”. Sempre, in basi alla tesi accusatoria, non sarebbero stati realizzati ben due ascensori, i bagni per disabili ed le sostituzioni dei vetri delle camere. . I tre sono difesi dagli avvocati Delfo Berretti, Antonietta Confalonieri e Giuseppe Toraldo. Il processo è in corso e l'accusa, nella prossima udienza, vuole rafforzare la propria ricostruzione ascoltando due testimoni considerati chiave. 

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