Strage Quaranta Martiri a Gubbio: l'Umbria non dimentica

Il presidente della Provincia di Perugia, Marco Vinicio Guasticchi rivolge un messaggio per la strage dei quaranta martiri a Gubbio a quasi 60 anni dall'eccidio

Guasticchi, presidente della Provincia di Perugia

Il presidente della Provincia di Perugia, Marco Vinicio Guasticchi in occasione della ricorrenza della strage dei Quaranta Martiri, lancia un messaggio per far capire che la popolazione umbra non ha dimenticato quanto accaduto, ormai oltre 60 anni fa: “Desidero far giungere alla città di Gubbio, all’Associazione Famiglie Quaranta Martiri, alle autorità civili e religiose di Gubbio, a tutta la popolazione eugubina il mio più sentito moto di vicinanza in occasione del sessantottesimo anniversario della strage compiuta da militari nazisti ai danni di quaranta inermi cittadini il 22 Giugno 1944”.

“L’eccidio – ricorda il presidente della Provincia di Perugia - avvenne all’alba di quel 22 Giugno, in una di quelle mattine estive che Gubbio, per la spontaneità della sua gente, dedica al trionfo della natura, associandole uno dei riti più intensi e meravigliosi che il popolo umbro abbia mai saputo creare: la Corsa dei Ceri. Questo richiamo, da parte mia, all’evento culturale e al fenomeno spirituale dei Ceri non può suonare fuori luogo anche se collocato sullo scenario di una delle pagine più drammatiche della millenaria storia della Città.

Quando le vittime della strage- continua il presidente Guasticchi-i 40 testimoni innocenti del più fanatico orrore nazista, caddero fucilati, il prorompere del giorno, nato per l’ultima volta davanti ai loro occhi atterriti, non può non averli uniti per sempre alla lezione di superiore civiltà che da Gubbio è venuta in ogni momento della sua storia e che noi, ogni anno, ammiriamo in particolare nel rito dei Ceri. Noi tutti sappiamo, e la ricerca storica più recente lo ha confermato con pacato spirito di riconciliazione, quanto dura a richiudersi sia ancora la ferita prodotta, nel tessuto sociale e politico di Gubbio, dalla vicenda della “strage archiviata” dei Quaranta Martiri”.

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“A quasi settant’anni dall’eccidio, ha inizio – conclude Guasticchi - probabilmente una nuova fase della consapevolezza storica che possiamo avere del dramma. Da essa non sarà possibile aspettarsi parole definitive sulle responsabilità, ma sarà lecito far discendere, grazie anche alla puntuale analisi storiografica già eccellentemente avviata, quella ricostruzione del clima di terrore innescatosi sul finire del secondo conflitto mondiale che renda onore, in primo luogo, alle personalità dei Quaranta testimoni ordinari che hanno dedicato alla loro Città l’eroismo più straordinario, il più indicibile degli atti di sacrificio”.


 

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