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Caso Marra, è il giorno di Bindella: "Approcci sul divano ma niente sesso con Sonia"

Una testimonianza lunghissima quella resa davanti al pm Giuseppe Petrazzini da parte di Umberto Bindella, accusato di aver ucciso e occultato il cadavere di Sonia Marra

Atteggiamento disinvolto. Risposte ponderate. Non appare scosso. Umberto Bindella, accusato di aver ucciso Sonia Marra e di averne occultato il cadavere, non pare temere le domande del pubblico ministero Giuseppe Petrazzini. A ogni risposta, vi è un “l'ho ricostruito poi”, oppure “l'ho letto solo dopo”. Il giovane agente della guardia forestale sembra essersi letto così bene gli atti da saperli quasi a memoria. Ed è forse per questo che appena l'Accusa gli sbatte sotto il microfono, un articolo di giornale, di cui non si ricordava l'esistenza, vacilla per un attimo. Un piccolo tic percepibile all'occhio sinistro fissa per un'istante, quasi impercettibile, sul volto di Bindella tutta l'ansia che fino a quel momento non era emersa. Parla di Sonia e lo fa coniugando ogni singolo verbo al passato, come se per lui ormai lei non ci fosse più.

Umberto Bindella parla della prima volta che ha incontrato Sonia. “Ero a Montemorcino. Lei stava uscendo dalla struttura. Quando l'ho vista mi ha detto 'tu chi sei?'”. Tutto inizia quindi con una semplice domanda. Un incontro innocente, tra due giovani pieni di impegni. Il rapporto non prende subito il volo. Sarà Sonia a ricontattarlo per chiedergli un favore: trasportare alcuni scatoloni per rispedirli a casa. Ed è in questo frangente di racconto che la descrive come una una donna fragile e insicura: “Mi disse che era brutta e che nessuno la voleva per questo motivo”.

Il racconto continua: “L'ho incontrata un'altra volta. Mi chiese di portarle dei medicinali. Io per gentilezza accettai”. Tutto procede lentamente. Tra i due, racconta l'imputato, ci sono stati solo una serie di messaggi. Passa l'estate e, infine, il 3 ottobre 2006, avviene l'incontro. “Vidi Sonia a Montemorcino per caso. Lei mi chiese se volevo accompagnarla nella sua nuova casa per vederla. Io risposi di sì. Qui mangiai alcuni dolcetti e poi decisi di andare via. Nella strada del ritorno mi richiamò e mi disse di tornare indietro perché non si sentiva bene. Arrivai a casa sua e scoprì che stava benissimo. Quindi mi sedetti sul divano ed è Sonia che mi si avvicinò per tentare un approccio di natura sessuale. Ricambiai quelle attenzione, ma ben presto lei iniziò a ritrarsi e mi disse che era vergine”. Non ci fu quindi nessun rapporto sessuale tra i due. È però in una lettera che Sonia Marra scrive la verità.

Nelle parole scritte da Sonia pochi giorni prima della scomparsa, si scopre che la ragazza, non solo si era infatuata di Bindella, ma che lui la spingeva “a darsi delle regole e non dei limiti”. E ancora “lo so che tra poco non ci vedremo più”. Frasi lasciate cadere in un foglio bianco, ma che analizzate sembrano avere un significato. Umberto Bindella a ogni domanda del pm ha risposto con un enfatico: “Non sono nella sua testa. Non posso sapere”. Per poi farsi sfuggire un “che potevo saperne che era una donna navigata”. Una frase detta nei confronti di una giovane che fondamentalmente aveva avuto un solo fidanzato. Una lunga serie di domande, durante le quali però l'imputato difficilmente è apparso in difficoltà. Ma c'è chi promette che vi saranno sorprese e che la verità non è ancora emersa.


 

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